Bruxelles si schiera dalla parte dell'Italia

BRUXELLES. L'Unione europea è pronta ad intervenire. Anche se tra mille cautele, e ancora con diversi orientamenti, i vertici della commissione Europea non hanno intenzione di restare alla finestra di fronte alla vicenda Gdf-Suez. Nel mirino c'è la nuova normativa sulle Opa ma si guarda anche ai rischi delle asimmetrie nelle liberalizzazioni. Lo ha confermato Giulio Tremonti al termine di un primo giro di colloqui con i vertici della Commissione: «Non sono qui per fare ritorsioni», assicura il ministro dell'Economia, spiegando che il governo per ora non ha in mente nuove leggi contro le opa straniere. «Sono qui per analizzare e avere uno scambio di idee. D'altra parte, sono cose che avranno uno sviluppo molto lungo».
In ogni caso, ha tenuto a precisare il ministro, in tutta questa vicenda che ha visto l'esclusione di Enel dall'operazione, «chi ha perso sono gli azionisti in Francia e, nel caso, la Commissione europea». Al termine dell'incontro con il commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes, Tremonti ha aggiunto: «Entrambi concordiamo che devono essere evitate asimmetrie nella liberalizzazione dei mercati». Il ministro ha anche tenuto a sottolineare che «l'operazione di Enel è stata di mercato, lineare e amichevole. Non ostile». Tremonti punta il dito contro «chi ha scritto o ha detto che quella di Enel era un'operazione ostile. Le cose sono due: o parla di cose che non conosce o le conosce e dice il falso». Il gruppo energetico italiano guidato da Fulvio Conti, puntava ad una «operazione amichevole fatta con un partner francese - prosegue il ministro riferendosi a Veolia - che nel giro di un'ora ha cambiato idea». D'altra parte «quando si fanno operazioni del genere - ha osservato - si coinvolgono decine di persone da ambedue le parti e si va avanti solo perché ci credi». Quindi, ha rilevato il ministro, «da parte dell'Italia non abbiamo mai fatto azioni dirigistiche. Per essere chiari il Tesoro non è mai entrato nel business delle società».
Un fatto è comunque certo: Bruxelles «nutre alcuni dubbi sul fatto che le norme prodotte da Parigi siano in linea con la libertà di circolazione dei capitali a livello europeo - ha dichiarato il portavoce del commissario al mercato interno, Charlie McCreevey - le nostre perplessità riguardano il comportamento potenzialmente discriminante nei confronti delle aziende straniere». Il portavoce ha anche annunciato che già un mese fa la commissione aveva inviato una lettera contenente richieste di chiarimenti al governo di Parigi. «La Francia ha risposto lo scorso venerdi, 24 febbraio, alla lettera della direzione generale mercato interno della commissione», hanno sottolineato i funzionari del governo di Parigi. Nel merito dell'operazione di fusione la posizione della commissione è invece più cauta: «Non possiamo dire a priori questa fusione è buona e quest'altra è cattiva perché la concentrazione in alcuni casi non crea ostacoli alla concorrenza e in altri lo fa». È questo il giudizio espresso dal commissario Ue all'Energia Andris Piebalgs sull'operazione Suez-Gdf.
Suez è una società con una grossa presenza nel mercato belga e la controllata Electrabel che interessava ad Enel è un azienda fiamminga. Proprio dal Belgio sono arrivate molte critiche alle ipotesi di fusione. In prima fila il premier belga Verhofstadt che ha fatto sapere che avanzerà all'amministratore delegato di Suez precise richieste sugli impegni assunti al momento nel quale la compagnia ha perfezionato l'acquisizione dell'ultima tranche di azioni della società energetica fiamminga: cessione della partecipazione di minoranza nell'altra società elettrica belga, Elia, creazione di un hub del gas per il porto di Zeebrugge e messa a disposizione della concorrenza delle capacità non utilizzate. Contro la fusione ieri si è schierato anche l'ex premier francese e leader socialista Laurent Fabius: «Non sono d'accordo con questa operazione che crea un terribile concorrente per Edf. Dal punto di vista finanziario nulla impedirebbe a Gdf di lanciare un'opa su Suez».
I vertici di Suez e Gdf ieri hanno incontrato la stampa spiegando i termini dell'operazione: ad aprile la fusione sarà comunicata a Bruxelles e potrebbe diventare operativa entro fine anno. Anche se Enel dovesse andare avanti con il lancio di un'opa i vertici sono pronti a dare battaglia: «Ci difenderemo. Ma la nostra è la migliore operazione possibile».
Secondo il numero uno di Gdf, Cirelli, la fusione tra le due società «non è un progetto di reazione» all'annuncio di Enel, anche se l'operazione è stata accelerata dalla notizia.