ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

Prodi lancia l’Ulivo: dal 10 aprile si cambia


 ROMA. La primavera? «Quest’anno arriverà il 10 aprile», promette Romano Prodi alla fine della festa-comizio-concerto che ha aperto al Palalottomatica di Roma la campagna elettorale dell’Ulivo. Quel giorno, spiega, arriverà «una sentenza definitiva, che decreterà la fine di un inverno durato cinque lunghi anni». E sarà costituita da un «grande “basta” detto all’unisono da milioni di italiani».
 E’ una festa dove circola abbondante il profumo di vittoria, quella di un Ulivo che fa le prove generali per mutarsi in Partito democratico. Una festa un po’ all’americana, con un’orchestra sul palco che affianca i leader politici, e coriandoli e palloncini che cadono dal cielo alla fine, ma dove si ribadiscono anche le architravi della tradizione democratica italiana: la Costituzione, innanzitutto, pronti a mobilitarsi per il referendum di giugno, e poi Resistenza e Liberazione. Finisce con la nipotina di Prodi che si rifugia nelle sue braccia spaventata dall’ovazione dei 10mila che affollano il Palalottomatica.
 A Berlusconi, a proposito delle sue ultime accuse sull’Opa su Antonveneta, Prodi ribatte che non sono stati i magistrati a «svendere l’Italia», ma il suo governo. «Sono andati all’estero la mozzarella, l’olio d’oliva, i salumi, le banche, le centrali elettriche, le assicurazioni...e questo non certo per colpa dei magistrati». In tutti questi anni, aggiunge il leader dell’Unione, «il dirigismo del governo e i bisbigli di persuasione morale della Banca d’Italia hanno impedito agli istituti di credito italiani di rilevare le quote della Bnl».
 Prodi rovescia anche gli attacchi del centrodestra all’euro che, sostiene, «resta la maggiore se non unica difesa della nostra economia dal caos finanziario e da una inflazione selvaggia». Caso mai, accusa, «è stato per loro il cavallo di Troia per premiare pochi impoverendo i più». Senza controlli, e sfruttando le difficoltà dei consumatori, sostiene infatti il Professore, «si è consumata una gigantesca redistribuzione di ricchezza», ovviamente a favore dei più ricchi.
 Per il futuro, Prodi assicura che verrà cancellata questa legge elettorale «fatta contro l’Italia e contro la sua stabilità», ribadisce le sue proposte sul cuneo contributivo, casa e sostegno alla famiglia. Perché il governo della destra, che ha lasciato le famiglie sole, solo oggi si erge «a difesa del valore sacro della famiglia e del matrimonio. Quel matrimonio - aggiunge riferendosi ovviamente a Calderoli e ai leghisti - che hanno sbeffeggiato sposandosi con improbabili riti celtici, salvo ora, in campagna elettorale, indossare magliette con la scritta “orgoglioso di essere cristiano”. Io - ironizza Prodi - credo che siano i cristiani a non essere orgogliosi di loro».
 La kermesse si era aperta del resto nel segno dell’ironia, con l’intervento dell’ex ministro francese Dominique Strauss Kahn, un rappresentante di quell’Europa che si augura la vittoria del centrosinistra. «Mancano 43 giorni alle elezioni - ha avvertito - sono pochi per sconfiggere Napoleone o Gesù Cristo. Ma rassicuratevi, è solo Berlusconi che dovrete affrontare, è lui che va a Waterloo. Dateve da fa’».
 Alla presenza di tutti i leader Ds e Margherita (ma si nota l’assenza di Arturo Parisi e Giuliano Amato) Walter Veltroni ha ribadito il «sogno» di vedere riunite «le diverse culture riformiste italiane». Di ribadire che anche a dieci anni di distanza, l’Ulivo resta «la grande risorsa del futuro italiano e del governo di Romano Prodi». I messaggi video di Vittorio Foa e di Oscar Luigi Scalfaro, e gli interventi di Leopoldo Elia e Giorgio Napolitano, hanno tutti lanciato lo stesso invito a mobilitarsi per bocciare con un «no» al prossimo referendum di giugno la «sgangherata e pericolosa riforma Calderoli», come l’ha chiamata Elia, della nostra Costituzione.
 Sia Francesco Rutelli che Piero Fassino indicano l’orizzonte del Partito democratico. «Non è una prospettiva remota», garantisce il leader della Margherita, «impegnamoci subito dopo le elezioni a fare quello che non ci riuscì 10 anni fa». «Abbiamo imparato la lezione di 10 anni fa», gli fa eco Fassino. Ma il segretario della Quercia sottolinea che queste elezioni saranno una prova generale: «Più sarà buono il risultato dell’Ulivo tanto più sarà facile la costruzione del Partito democratico».
- Andrea Palombi