Nel tempietto del porno

In tempi di videonoleggio, dvd e internet, non avrebbe nessuna ragione di esistere. Eppure, non si sa per quanto né come, esiste e resiste, nella Marca, l'ultimo cinema porno. Si chiama «Eden», accende le sue luci ogni sera (martedi escluso) a Colbertaldo e, nonostante i giornali non ne portino più la programmazione, ha ancora una clientela. Strano perché, accanto all'avanzata di dvd, videocassette e internet, qualcos'altro è cambiato, nel piccolo mondo della Pedemontana. Ad esempio non esiste più il servizio militare di leva. Non ci sono più, insomma, i 'soldati", quelli che arrivano da regioni lontane, strappati alla famiglia e alla fidanzata, con tutte le pulsioni del caso. Erano loro, privi di supporti tecnologici per videocassette, dvd e internet, i migliori clienti dell'Eden di Colbertaldo, frazione di Vidor, cespo di case raccolto sotto la chiostra dei monti. Venivano qui a cercare un'alternativa animata a quelle, patinate, dei giornalini sporcacioni deputati a lenire le ore di solitudine. Le caserme qui non mancavano e bastava una «Uno» al limite della capienza per organizzare la spedizione... lenitiva. Vittorio Veneto o Colbertaldo. Poi il cinema vittoriese ha chiuso. E' rimasto Colbertaldo: scomodo, ma tranquillo.
Qui a Colbertaldo sono fieri soprattutto della rete televisiva, che comunque è 'emanazione" del cinema: vi si produce anche un Tg che in zona è molto seguito, ma questa è un'altra storia. Il cinema è vissuto con simpatia mista ad imbarazzo. Nessuno del paese (che poi è una frazione di Vidor) si sognerebbe mai di andarci: le finestre hanno occhi e, nonostante l'imperante fate i fati toi, la segnalazione 'da bar" scatterebbe immediatamente. Resta il fatto che il parcheggio del cinema, specie il venerdi e il sabato, è ben pieno: il nuovo regime di sigle automobilistiche, però, impedisce di sapere con precisione da dove vengono. E anche se il cinema di Colbertaldo viene reclamizzato come eldorado del porno da siti internet 'dedicati", che assicurano il paese del bengodi (scambisti, avventure piccanti...), è chiaro che ognuno è libero di rendere piccante anche una patata lessa. Per questo a Colbertaldo andiamo di giovedi sera, giornata di normale apertura, cercando di capire cosa richiami la gente a vedere 'insieme" ciò che già soli, in privato, genera imbarazzo.
Risalendo la Marca, deviando dalla Feltrina verso Valdobbiadene, è facile scherzare, su toni un po' da caserma, su ciò che può attenderci e su come comportarci. Che facciamo, ci mascheriamo? Oppure ci qualifichiamo subito come giornalisti, prendendo le distanze? Né l'una né l'altra: la mascheratura genera sospetto. Qualificarsi? Potrebbe far correre la voce tra le poltroncine. E allora niente: si va come si va, alla Indianajones.
Il cinema è quasi all'uscita del paese. Piccolo. Più che discreto. In teoria apre alle 21, come gli altri. Ci fermiamo per un caffè al bar di fianco: c'è una decina di avventori, un clima cameratesco.
Dopo il caffè, si va all'ingresso. La scritta «cinema» è rossa, piccolina, come si trattasse di un night. Che film fanno? Niente manifesti tre-per- quattro. La signora alla cassa ci fa pagare, poi continua a guardarsi le Olimpiadi in tivù. Entriamo e... sorpresa, il film è già iniziato, 'tutto" sta già succedendo, con esplicitazione totale e mugolii di corredo. Senza fare le educande, diciamo subito che «cosi grande» non l'avevamo mai «vista»: 5 metri per dieci. L'occhio si adatta al buio e scopriamo che in sala ci sono solo sette-otto persone. Ci piazziamo a due passi dalla porta del bagno. Naso all'insù, un po' guardinghi: fossero vere le storielle dei siti per scambisti e gay... non si sa mai. Il titolo del film non lo sappiamo, la trama dev'essere molto semplice: lei dev'essere stata una brava mogliettina, ma deve aver conosciuto la canaglia che la porta verso la prostituzione. La canaglia deve anche insegnarle il mestiere, quindi non ci si fa mancare nulla.
Gli omini, nell'ombra, stanno bassi sulla sedia, il cappotto addosso o sulle ginocchia. Inizia il viavai in bagno: un quarantenne con la tracolla, un sessantenne con il giaccone, un cinquantenne con il giubbotto. Svelti, s'infilano nella toilette e ne escono dopo un po'. Sullo schermo «lui» si spoglia, lei si lava, poi passano a vie di fatto. «Ti faccio questo e quello, Dai, brutta qua e brutta là...». Quello che «lui» fa a lei potrebbe anche non dirlo: si vede e in modo gigantesco, inibente. Tra un... interno e l'altro, tra letti e arredamenti Anni '70 (il rutilante mondo del porno? Scordarselo), gli esterni sono due idiotissime diapositive: una di una finestra illuminata, l'altra di un palazzo belga o olandese. La processione in bagno continua, alcune sagome si ripetono. Sullo schermo, il solito. Lui: «Vieni qua che ti faccio vedere. brutta... di una...» E lei: «Si, si», «No, no», «Ah, ah, dai».
A un certo punto, tra una diapositiva di finestra sullo schermo e due o tre spettatori che s'infilano nel bagno, scatta la variante. Lui: «Sei carina, stasera andiamo da un mio amico, cosi ti distrai un po'». In realtà, quello che lei, prima, faceva con uno, poi lo fa con due. «Brutta qua, sozza là...», «No, no, dai, si...».
Anche le stranezze come il cinema porno di mezza collina hanno la loro monotonia. A furia di diapositive, sospiri e gigantesche immagini ginecologiche che minacciano di fagocitarci allo stato fetale, decidiamo di andarcene. Rialzandoci scopriamo, alle nostre spalle, nell'ombra, una trentina di uomini in piedi, appena dentro dalle porte. Siamo in tanti e non lo sapevamo. Due o tre sembrano quelli del bar. «Guadagnare l'uscita», in questo caso, non è un modo di dire. Arrivi alla cassa: la signora sta guardando il pattinaggio in tivù. «Scusi, ma il titolo del film?». Risponde: è scritto fuori. «Ma dove?», Sulla locandina. E comunque c'è anche sul biglietto. Guardiamo: «Sottomissione: iniziazioni bestiali». Forse ci siamo persi qualcosa («bestiali»?), ma, trovata la locandina (30X50), guardandoci indietro, andiamo a prendere l'auto. Non ci segue nessuno. Macchè peperoncino: erano tutte balle.