Cassa peota, restituiti i soldi spariti

I parenti di C. R., il sessantaseienne che il 16 dicembre scorso aveva rubato la cassa peota in un bar in via Zermanesa, hanno restituito ai soci tutti i soldi sottratti. Le sorelle, il fratello e i nipoti dell'uomo hanno organizzato una colletta di 3.000 euro a testa e hanno raccolto in tutto 18.000 euro, mentre i restanti 24.000 sono stati restituiti dalla famiglia della sorella del sessantaseienne che abita nelle vicinanze del bar «Al passeggio», teatro del furto prenatalizio.
Dunque non sono stati i familiari più stretti del pensionato, la moglie e la figlia, ma i parenti a voler chiudere una vicenda triste che aveva creato scandalo nella zona di via Zermanesa. Il 16 dicembre almeno un centinaio di persone aspettavano di ricevere la quota di fine anno. Al posto dei 55 mila euro da dividere, avevano trovato la lettera di uno dei responsabili della cassa che confessava i motivi che l'avevano portato a utilizzare i loro soldi. Di lui nessuna traccia.
Sono stati i figli a ritrovarlo e a convincerlo a tornare. C.R. 66 anni pensionato, dopo una fuga durata 24 ore era tornato a casa. In una riunione tra i soci tenuta pochi giorni dopo, si era deciso di concedere due mesi di tempo al pensionato per restituire i soldi. «Al passeggio» è un bar dove ritrovarsi la sera, un giro di persone che si conoscono da anni, piccoli risparmi ritirati a Natale per pagare regali e cenone. Anche la cassa peota del «Gruppo Pescatori» del bar Al Passeggio era nata come tante altre. Una sorta di mutuo soccorso tra gente del quartiere che consegna i soldi a qualcuno che gode di stima e rispettabilità e che tiene il registro dei conti nel tinello di casa. Denaro consegnato senza ricevute, solo sulla parola. C.R. era considerato il più fidato nel giro dei frequentatori del bar di via Zermanese. I soldi ogni settimana li davano a lui e al suo amico Angelo Giacometti che ora si sta facendo in quattro per tenere sotto controllo la situazione. Il 16, al bar Al Passeggio c'era parecchio fermento. Era quella la data fissata da settimane per dividere quei 55 mila euro prima di Natale. Gli amici del «Gruppo Pescatori» aspettavano C.R. Al suo posto hanno trovato una lettera-confessione in cui l'uomo ha raccontato i motivi della sua assenza quella sera. A quel punto hanno capito che i loro soldi non c'erano più.
Quei 500-600 euro su cui contavano per arrontondare stipendio e tredicesima erano spariti. In quelle righe, il pensionato ha raccontato i problemi economici, i debiti, il ritrovarsi tra le mani il denaro degli amici, la decisione sofferta di utilizzarli. E quando ha capito che non sarebbe riuscito a riconsegnare il denaro ha preferito confessare e andarsene. Per 24 ore era sparito gettando nella disperazione la moglie, i figli e anche i suoi amici più intimi che capito il suo dramma si sono messi a cercarlo ovunque. L'aveva ritrovato la figlia il giorno dopo, distrutto e disperato. Nessuno dei soci della cassa peota aveva presentato denuncia. Ora i parenti, per la vergogna, hanno chiuso questa triste vicenda.