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Palestra di S. Giacomo: le suore al Tar


 VITTORIO VENETO. La giunta regionale ha dato l’ok alla variante per la palestra vicino al monastero di San Giacomo e il Comune si è già mosso per acquistare la casa che vi si trova. Ma l’amministrazione delle monache di clausura ha annunciato ricorso al Tar e al Consiglio di Stato, forte della contrarietà del ministero dei Beni culturali e della Soprintendenza. La giunta veneta ha difatti ignorato una lettera del ministro Rocco Buttiglione a favore delle suore.
 É ancora guerra sul palasport di San Giacomo. Con la delibera della giunta Galan, il sindaco Giancarlo Scottà si presenterà nei prossimi giorni dalle monache per sottoscrivere l’accordo. Il Comune concederà una fascia di protezione, fino a 50 metri, intorno al monastero, in cambio le monache dovrebbero cedere l’area per la realizzazione della palestra. «Ma le monache hanno già detto di no», conferma la procura del monastero. «Quindi non ci sarà questo accordo - si aggiunge - e tutto rimarrà comunque bloccato perché ricorreremo al Tribunale amministrativo regionale e al Consiglio di Stato». La procura si avarrà, al riguardo, di una lettera inviata dal ministro Buttiglione alla Soprintendenza perché Venezia faccia chiarezza sulla vicenda e della risposta data dalla Soprintendenza: ci sono altri due siti, a San Giacomo, dove si può realizzare l’impianto sportivo, salvaguardando il monastero. Il Comune, d’altro canto, non può ancora dare avvio ai lavori, perché il progetto dev’essere presentato alla Soprintendenza per l’approvazione. E questa ha 60 giorni di tempo per esprimersi. Difficilmente potrà assumere un parere diverso di quello - negativo - fatto conoscere a Roma e a Vittorio Veneto. «Se questo è vero - aggiunge Scottà - è anche vero che è stata proprio la Soprintendenza a indicarci come avremmo dovuto progettare la palestra (fra l’altro interrata) proprio per evitare l’incompatibilità col monastero. La documentazione che abbiamo presentato in Regione fa riferimento proprio alle indicazioni ricevute dalla Soprintendenza». É successivo, però, il parere negativo dello stesso ente. É stato espresso dopo che Venezia era venuta a conoscere dell’esistenza di altri due siti possibili su cui costruire la struttura sportiva. Oggi sarà a Vittorio Veneto l’onorevole D’Agrò, parlamentare dell’Udc. Il sindaco Scottà gli chiederà d’intervenire sul ministro Buttiglione affinché convinca la Soprintendenza a ritornare sui propri passi. Ma la procura delle monache fa da sentinella. E dice di sentirsi al sicuro perché ci sono due interrogazioni parlamentari (di Luana Zanella, dei Verdi, e di Mauro Fabris, dell’Udeur) che chiedono allo stesso Buttiglione di mantenere le prescrizioni vincolistiche a suo tempo confermate dalla Soprintendenza.
- Francesco Dal Mas

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