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E ora corsa al successore: oggi le nuove regole


 ROMA. Oggi il consiglio dei ministri potrebbe decidere le nuove norme per la nomina del Governatore di Bankitalia. «Con le dimissioni niente cambia», fanno sapere da Palazzo Chigi. Da ora in poi il numero 1 di Bankitalia potrebbe essere scelto dal governo, sentite le commissioni competenti di Camera e Senato che si esprimono con una maggioranza qualificata di due terzi. La nomina poi arriverebbe formalmente con un decreto del presidente della Repubblica. Il governatore resterebbe in carica cinque anni.
 Due le strade che si presentano al governo: un decreto legge in cui far confluire tutta la Riforma, oppure un emendamento alla legge sul risparmio. «La legge - dice Elio Vito, FI, uscendo dalla conferenza dei capigruppo della Camera - va in aula da oggi e verrà approvata entro Natale». Il centrosinistra è d’accordo a dare un’accelerazione, ma solo se verranno inasprite le norme sul falso in bilancio. Il che potrebbe rappresentare uno scoglio sulla strada della scelta bipartisan del nuovo Governatore.
 «Cercheremo di informare l’opposizione e di avere un accordo con loro», dice Silvio Berlusconi a chi chiede se sul futuro Governatore ci sarà una scelta condivisa. «Dobbiamo trovare un sostituto che ripari i danni e che ridia all’Italia il prestigio e la credibilità di cui ha bisogno - dice Prodi - al di là dei nomi siamo pronti a cooperare perché il vuoto si colmi rapidamente». «Bene», gli risponde Berlusconi.
 «Occorre una personalità capace di raccogliere un largo consenso nel mondo politico, economico e finanziario», dice Piero Fassino, leader dei Ds. «Ci vuole una soluzione autorevole e condivisa da individuare in tempi rapidi». «Un governatore di prestigio nazionale ed europeo». «Grande esperienza e credibilità internazionale - dice Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi - Non mancano in Italia uomini di questo calibro».
 Così parte il totonomina. Con Tommaso Padoa Schioppa che sembra il candidato ideale per la sua presenza decennale nel consiglio della Bce, per essere stato presidente del Comitato di Basilea. Contro di lui, però, potrebbero pesare i giudizi non proprio positivi della Lega. Altro uomo con esperienza internazionale è Mario Draghi, ora a Goldmann Sachs, già direttore generale del Tesoro, andato via con il cambio di governo. E’ giovane, apprezzato all’estero. Mesi fa, quando la telenovela di Fazio era iniziata, fra i possibili successori c’era anche Paolo Savona, già ministro dell’Industria nel governo Ciampi. Cagliaritano, 69 anni, economista, si è «sporcato» politicamente entrando nella progettazione dei progetti dell’Agenda di Lisbona con il ministro Giorgio La Malfa. Anche Mario Monti, ex commissario europeo alla Concorrenza con Romano Prodi è un candidato di esperienza che gode di prestigio internazionale. Dopo l’estate, però, rilanciò la necessità di un «Centro» politico che lo ha schierato in modo forse decisivo.
 Giovane e promettente è considerato Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro, ma una sua candidatura forse mancherebbe di respiro internazionale. Respiro che possiede Lorenzo Bini Smaghi, successore di Padoa Schioppa alla Bce. Ma qui c’è il richio che il suo posto, garantito all’Italia fino al 2013, potrebbe essere dirottato su altri paesi in caso di dimissioni anticipate.
 «Le dimissioni di Fazio - dice Roberto Maroni, ministro del Welfare, Lega - semplificano il consiglio dei ministri. La scelta del successore? Dipenderà dal metodo. O scelto dal governo con il parere del Parlamento, o come ora dal Consiglio superiore della Banca d’Italia».
 In teoria oggi il consiglio superiore della Banca d’Italia potrebbe nominare il successore di Fazio. Ma non accadrà. I tredici membri del consiglio, imprenditori, giuristi, docenti universitari, non nomineranno nessuno lasciando Vincenzo Desario alla guida della Banca d’Italia in qualità di reggente e in attesa che vengano varate le nuove regole.
- Alessandro Cecioni