Quelli che il gol lo sognano


La tabella di marcia che avevamo stilato la settimana scorsa? E' già da buttare. Servivano almeno sette punti per passare un Natale sereno? Allora toccherà compiere una magia in trasferta, andando a vincere o a Firenze o ad Ascoli, dando per scontata (giammai) una vittoria interna con il Lecce. Sarà dura, durissima. E il motivo è ormai lampante: non si segna. Peggior attacco del campionato, un reparto che fa presto a finire sul banco degli imputati. L'accusa? E' uno dei mali maggiori del Treviso. Spuntato, anemico, inefficace, vista la situazione gli aggettivi contano poco. Basta leggere i dati per capirlo: con 8 reti realizzate in 14 giornate non si va da nessuna parte.
«Per la prima volta non siamo riusciti a far gol», ha spiegato mister Cavasin, e magari ha tutte le sue buone ragioni per dirlo. Perché alla sua terza gara il Treviso rispetta la media di un gol a partita, comunque poco per chi ha intenzione di salvarsi. E sott'accusa finisce il reparto vero e proprio, considerato che 3 di questi 8 gol vengono da Parravicini e da Pinga, non certamente due sfondatori. Mica è solo colpa degli attaccanti, s'intende: loro devono finalizzare la manovra, quindi il male è diffuso. Basti prendere Dino Fava: non si può pretendere che venga a prendersi la palla a centrocampo e fili in porta, non sono queste le sue caratteristiche. Ha bisogno di cross dal fondo, di rifornimenti precisi, in area è capace di farsi valere. Ma non gli gira bene, anche perché dev'essere più cattivo: gli abbiamo visto fare un rarissimo dribbling, ma poi ha ceduto la palla a Reginaldo anziché infilzare Storari.
«A Fava è mancato solo il gol - ha detto Cavasin - ha avuto anche una grandissima opportunità ma ha ceduto la palla buona a Reginaldo, forse se fosse stato più egoista e calciava ci stava anche la conclusione. Ha lavorato tanto, è stato il vertice di tante manovre».
Ma che non hanno esaltato le sue caratteristiche. Andava meglio a Reginaldo, che ha tentato a più riprese di inserirsi come un coltello nel burro nella nelladifesa siciliana, che purtroppo per lui era di marmo. Almeno fino all'occasione citata, sprecata addosso a Storari. E non è servita nemmeno l'abnegazione di Gigi Beghetto, che si è gettato nella fischia soprattutto per far da sponda e sfruttare le sue doti acrobatiche. Idee vane, che nemmeno stavolta hanno portato quel gol che avrebbe scacciato i fantasmi del Tenni e regalato una classifica addirittura buona.
«Nella ripresa dovevamo giocoforza scavalcare la loro difesa, cosi anche Beghetto ha detto la sua - ha spiegato Cavasin - ma è normale che giochi in casa e non segni siano le punte ad avere l'amaro in bocca. Vivono per il gol, sotto l'aspetto della manovra e della combattività». Di testa, destro, sinistro, niente da fare. Nemmeno su punizione, perché quando sono arrivati i calci piazzati il più preciso, Pinga, era in panchina. Meritatamente, viste le ultime prestazioni, ma «non è stato bocciato», ha detto Cavasin, che avrebbe risparmiato il cambio per il finale non potendo scommettere sull'integrità di Zancopè. Ora è rientrato in gruppo anche Dall'Acqua, un fattore nel gioco aereo, mentre due gioiellini come Acquafresca e Russotto scalpitano per dare una mano. E sembra che Cavasin sia intenzionato a portare con i «grandi» anche il talentuoso ex laziale. Chissà che non si trovi in casa il salvagente adeguato per portare in salvo un equipaggio che rischia di naufragare al prossimo scoglio, con le bufere dell'inverno pronte a raggelare ancor di più il sangue di un reparto offensivo che più che scaldare gli animi tende a ibernarli.
BEGHETTO.E' l'unico attaccante biancoceleste che ha legato il suo nome all'unica vittoria biancoceleste (2-1 a Reggio Calabria il 26 ottobre). Decisivo in quella circostanza, poi non ha più segnato. Finora la sua stagione è stata costellata da diversi infortuni. (m.g.)
DALL'ACQUA.Ormai recuperato dopo l'infortunio al ginocchio è a secco con i «grandi» dal 21 maggio (4-1 in casa del Catanzaro, sua la firma dal dischetto), mentre con la Primavera ha segnato in 2 delle ultime 3 gare. Spera in una chance. (m.g.)

Massimo Guerretta