Valanga di si, Lamon divorzia dal Veneto

LAMON (Belluno). Ciò che non era riuscito a San Michele al Tagliamento con il Friuli Venezia Giulia in due tentativi, distanziati di 14 anni (l'ultimo dei quali nel maggio scorso), è invece andato a segno al primo colpo a Lamon, comune ai confini occidentali del Bellunese, evidentemente molto più desideroso di essere annesso al Trentino Alto Adige. Ma è una vittoria che rischia di innescare, a cascata, una guerra delle autonomie, dopo l'annuncio del presidente del Veneto Giancarlo Galan di voler chiedere in consiglio regionale il voto per il passaggio dell'intero Veneto alla regione confinante, per porre fine a quelli che definisce «uno svantaggio mostruoso, un'ingiustizia insopportabile», subiti dai cittadini del Veneto rispetto a chi vive e lavora in Trentino Alto Adige. Con 2.377 si e 155 no il centro montano formalizza di fatto con dati pienamente riconosciuti dalla legge una richiesta di aiuto che diventa il simbolo anche di tutte le altre lanciate negli ultimi anni dalle aree venete confinanti con le Regioni che godono di statuti speciali.
Alla base, naturalmente, le ristrettezze di risorse pubbliche da destinare allo sviluppo delle aree montane, che si traducono in un progressivo spopolamento dei territori.
Il percorso verso una legge che sancisca il passaggio di Lamon all'amministrazione trentina ora sarà piuttosto lungo, ma la strada è aperta e, fanno notare gli organizzatori del referendum di domenica e ieri, è aperta soprattutto per tutte quelle realtà di frontiera che soffrono per analoghe ragioni nel Veneto, unica regione italiana compressa dalla concorrenza di due «sorelle» alle quali è consentito tenere in tasca le proprie rendite fiscali in misura molto maggiore rispetto agli spiccioli che Roma lascia a Venezia. Soldi che si traducono in una dotazione di servizi alla comunità tale da rendere in molti casi sorprendente il «colpo d'occhio» nel passare dal Veneto al Trentino Alto Adige.
Molto meno poetica è l'immagine descritta dal leader del comitato promotore del referendum, Renzo Poletti. «Calo demografico per l'emigrazione continua, età media che si alza, perdita del senso di identità e di futuro perchè se non ci sono giovani - dice - la conseguenza è questa; per essere ancora più schietti, non ci sono neanche i soldi per avere un'ambulanza ad una distanza ragionevole».
Se il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, coglie la palla al balzo per esprimere una proposta provocatoria, quella di annettere per legge tutto il Veneto al Trentino Alto Adige cosi da risolvere le ristrettezze di cassa, Poletti dimostra di non apprezzare l'ironia e manda a dire al governatore di smetterla. «Ogni volta che è venuto qui - ricorda - ha promesso soldi mai arrivati e poi se n'è andato. Prima di parlare con tanta leggerezza - conclude - Galan provi a venire a vivere un pò quassù». Per Claudio Reato - sindaco di centrosinistra ma leader di una lista civica che va dai Ds a Forza Italia - il risultato di ieri è «eccezionale» e non si può che prenderne atto. «Come i numeri usciti dalle urne, anche la battuta di Galan fa capire - dice - che la differenza di trattamento che lo stato riserva a popolazioni vicine potrebbe avere effetti dirompenti. Altri territori montani si trovano nelle nostre condizioni - osserva infatti - ma ho sempre ripetuto ai miei concittadini che questa via della separazione non sarà cosi semplice e potrebbe non portare automaticamente ai vantaggi auspicati».
Una bacchettata al presidente veneto proviene comunque da Massimo Carraro, leader dell'opposizione nel Consiglio regionale del Veneto. «Fare affermazioni paradossali, dopo aver irriso e osteggiato il referendum, per fronteggiare l'eventuale mala parata della consultazione - rileva Carraro - non mi sembra il modo migliore per rispettare la volontà dei cittadini». «La verità è che la Regione ha trascurato gli abitanti di queste zone, ad esempio chiudendo ospedali in base a criteri puramente statistici. Ma lo stesso - prosegue - vale per scuola e trasporti, che ovviamente comportano costi più alti per le famiglie che abitano in quelle aree».