Indagine sui partigiani dopo 60 anni

L'accusa è di violenza e omicidio contro prigionieri di guerra. Lo scenario fa un tuffo all'indietro nel passato di oltre 60 anni. Fa discutere la decisione del pm militare di Padova, Sergio Dini, di aprire tre fascicoli su altrettanti eccidi di fascisti avvenuti nel Veneto ad opera dei partigiani. In particolare, due dei tre fascicoli sui quali si è aperto il procedimento riguardano episodi avvenuti in provincia di Treviso, al «Bus de la lum» e a Valdobbiadene. Eccidi riportati all'attenzione anche pochi mesi fa, in aprile, per iniziativa del centro studi e ricerche storiche «Silentes Loquimur» di Pordenone.
L'associazione aveva annunciato la scoperta di un'ampia documentazione sulle stragi compiute da presunti gruppi partigiani ai danni di militari e di aderenti alla Repubblica di Salò, e aveva inviato un dettagliato rapporto al magistrato militare, che ora ha aperto un'inchiesta. Nei giorni scorsi, il magistrato militare ha compiuto un accurato sopralluogo sull'area del Cansiglio fra Treviso e di Belluno, e non ha escluso la possibilità che un sopralluogo simile, finalizzato alla raccolta di informazioni e testimonianze, venga condotto anche a Valdobbiadene e Vittorio Veneto nei prossimi mesi.
I fatti di Valdobbiadene si riferiscono all'uccisione di circa 50 uomini fra militari e civili, avvenuta fra il 3 e il 5 maggio del 1945. Gli autori della strage furono elementi partigiani della brigata «Mazzini», che arrestarono i fascisti per poi sottoporli a un interrogatorio presso la caserma della Guardia di Finanza di Valdobbiadene, sede provvisoria del comando della brigata. Da li i prigionieri furono divisi in tre gruppi e condotti in altrettante località diverse (Saccol di Valdobbiadene, Madean di Combai e Segusino), per poi essere uccisi.
Altro eccidio tragicamente noto quello del «Bus de la lum», il «buco della luce» (o «de la lun», della luna) sul Cansiglio al confine tra le province di Treviso e Pordenone, nel quale fu infoibato un numero imprecisato di collaborazionisti di Salò nel settembre del 1945. E' uno degli episodi più ricordati dalle commemorazioni storiche.
Il terzo fascicolo aperto a Padova riguarda invece la cosiddetta «strage di Lamosano»: era il 20 marzo del 1945 quando 65 militari che indossavano la divisa di Salò, quasi tutti giovanissimi che si erano già arresi, furono uccisi dai partigiani nella zona montana fra Lamosano e Tambre d'Alpago, zona montana a cavallo fra le province di Treviso e Belluno. Lo scontro tra i partigiani ed i repubblichini avvenne nel comprensorio trevigiano ma, una volta fatti prigionieri gli avversari, i partigiani si incamminarono verso Tambre d'Alpago, la parte montana in zona bellunese, per poi inerpicarsi in un'area nel comune di Lamusano. Qui i prigionieri vennero fucilati, e alla fine del massacro i corpi furono gettati e bruciati in una fornace per la cottura di mattoni.
(Fabio Poloni)