Gianni Di Capua e la vocazione alla regia «Il teatro è formazione di coscienze»

Sulla scena delle tre rappresentazioni de «La voce umana» di Jean Cocteau, andate in prima nazionale con Lucia Schierano nel quadro del Festival di Serravalle, è sempre stato presente Gianni Di Capua, tornato alla regia in contemporanea al suo impegno di docente universitario al dipartimento di storia delle arti e conservazione dei beni artistici di Ca' Foscari. Frequentatore ammirato di Treviso e dintorni, Di Capua confessa che l'ispirazione per una regia, che ha incontrato l'incondizionato favore del pubblico, gli è venuta «guardando la vetrata di una parte del Castrum, ho pensato di poter recuperare al teatro uno spazio che era già di per sè stesso teatrale». Sul teatro in generale e sul suo in particolare ha idee precise. «Il teatro - sostiene - è educazione all'ascolto oltre che elemento determinante per la formazione del pubblico». Teatro che va nella direzione della reale formazione delle coscienze. Tra le sue attività ce ne sono molte legate alla musica, all'opera lirica in particolare, dove si è cimentato in apprezzate regie. «Oggi, purtroppo, per essere chiamati a fare una regia di opera lirica bisogna essere già noti e possedere capacità reattive per risolvere la messa in scena nel tempo più breve possibile». Questione di costi, ovviamente. Con Cocteau e Lucia Schierano, illuminati dalle luci di Emidio Benezzi, Di Capua ha trovato il modo di rimettersi in gioco e di far apprezzare per ben tre serate il lavoro scritto. (a.v.)