Addio a Romano, presidente galantuomo

Si è spento ieri al Ca' Foncello l'ingegner Antonio Romano, storico presidente della Camera di commercio di Treviso negli anni del primo miracolo del Nordest, ex presidente di Cassamarca e presidente della ditta Elettronica Veneta, una delle più importanti dell'opitergino-mottense. Imprenditore di rango, negli anni d'oro della Dc veneta fu vicino ai fanfaniani. Romano, 75 anni, fondò la sua ditta nel 1963, un'azienda che oggi conta un centinaio di dipendenti con più del 90% della produzione destinato al mercato internazionale. Viveva a Sambughè di Preganziol. La notizia della sua scomparsa si è subito diffusa. I lavoratori della ditta, con un filo di voce: «E' stato una persona straordinaria e d'animo profondo. Da elogiare il suo impegno nel lavoro».
E' un pezzo di storia della vecchia provincia di Treviso che se ne va: prima del Veneto ai tempi della supremazia Dc, poi dell'ondata Nordest. Momento storico, quest'ultimo, vissuto in prima linea da presidente della Camera di commercio di Treviso, di cui è stato al timone per due mandati, ossia per 11 anni: la sua prima giunta dal 1980 al 1986, la seconda dal 1986 al 1991. Erano altri tempi, la sua fu nomina ministeriale, ma Romano aveva il polso della situazione. Tra le tante iniziative da presidente camerale, ha dato vita al Modello Treviso, diramatosi in Treviso Mostre, che oggi non esiste più, e Treviso Tecnologia, sorta nel 1989 e ancor oggi una realtà che conta. Sempre Romano apri alla collaborazione con gli enti locali - e su questa linea si muoverà anche il successore, Giuseppe Zanini, attento al dialogo con il territorio e i suoi protagonisti - ecco quindi la Treviso Mercati e la Treviso Servizi, nata con il fine di diventare una cittadella delle istituzioni, oggi azienda di servizi municipalizzata di Ca' Sugana. Ma anche Romano l'uomo della transizione: agli inizi del duemila viene eletto presidente di Cassamarca nella sua fase di passaggio in Unicredit, penultimo presidente di Cassamarca, poi verrà Piero Pignata. Uomo misurato e alla mano, uomo di impresa. uomo che amava anche la politica, ma quella che va di fioretto e non di clava, democristiano fanfaniano che preferiva restare dietro le quinte.
Antonio Romano lascia la moglie e quattro figlie, abitava a Sambughè di Preganziol, ma a Motta di Livenza era legato a doppio filo: amava il suo lavoro, era sempre presente. Ed ebbe grandi intuizioni: il suo lavoro era riconosciuto anche all'estero, per questo oggi la ditta lavora per la maggior parte nel mercato internazionale. Oltre al lavoro, tra le sue passioni c'era la montagna, dove amava fare lunghe passeggiate. Venne insignito dal presidente della Repubblica del titolo di Grand'Ufficiale, ricevendo poi il titolo accademico honoris causa in ingegnere. Dapprima insegnante, fu poi presidente del centro di Formazione professionale Lepido Rocco. E anche in seguito rimase socio della scuola, contribuendo a lanciare il settore elettronico nell'offerta dell'istituto mottense, un settore che oggi è uno dei gioielli dell'istituzione locale. Le apparecchiature della sua azienda sono presenti in università e scuole superiori di tutto il mondo. La salma giungerà a Motta direttamente da Treviso domani alle 11, dove verrà temporaneamente collocata nel Duomo di San Nicolò per un momento di preghiera e di silenzio.
Le celebrazioni del funerale di Antonio Romano, che si preannunciano assai partecipate, sono previste sempre in Duomo domani alle 15.30. (g.r.)