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Diadora cede Invicta per battere la crisi

 Diadora butta la crisi alle spalle e riparte da un nuovo piano industriale e da un piano finanziario che dichiara nei fatti la fiducia dell’azionista e delle undici banche creditrici del gruppo. Gli istituti bancari una settimana fa hanno sottoscritto un contratto di ristrutturazione del debito e concesso nuove linee di credito per 5,5 milioni di euro. In pari tempo l’azionista lussemburghese Garious Holding ha garantito la stessa cifra a titolo di aumento di capitale. Garious fa capo al marchese Gianluca Spinola, che nel ’98 ha rilevato Diadora dai fratelli Danieli fondendola con Invicta. Spinola, marchese del Monferrato e figura assai vicina agli ambienti di casa Agnelli, è stato in passato titolare di altri marchi famosi, come Cinzano. A fronte di un patrimonio netto di circa 35 milioni, l’indebitamento complessivo del gruppo di Caerano San Marco supera il centinaio di milioni.
 Una mole assolutamente eccessiva, tenendo conto del giro d’affari di Diadora e, quindi, della sua capacità di rispondere agli oneri finanziari. Di qui la rinegoziazione della massa debitoria, condotta dai consulenti di Bain & company. Veneto Banca, Bnl, Banco popolare di Verona, Unicredit, Sanpaolo, Intesa, Banca Roma, Antonveneta, Popolare Milano, Popolare Vicenza e Banco di Brescia, in ordine secondo il grado di esposizione, hanno convenuto il mantenimento degli affidamenti fino al 31 dicembre 2008 e il consolidamento di una parte dello stock debitorio. La parte di debito stralciata sarà restituita nell’arco di un anno, attraverso la vendita del ramo d’azienda Invicta. In tal senso Garious ha conferito mandato a Bain & company di organizzare un’asta, nel segno della massima trasparenza.
 La vendita di Invicta configura un capitolo fondamentale del piano di ristrutturazione industriale e finanziaria elaborato da Bain & company. La cessione tende da un lato a procurare proventi utili a abbattere il debito e dall’altro implica la concentrazione dell’azienda su un core business molto chiaramente delineato. Oltretutto Invicta, marchio leader quanto a zainetti scolastici e di articoli d’abbigliamento per la neve, capace di realizzare un fatturato di circa 30 milioni di euro, non è mai stata compiutamente integrata in Diadora e pertanto lo scorporo, secondo i consulenti chiamati da Spinola, non comporta alcun riverbero traumatico. Non mancheranno, invece, i contraccolpi sul piano occupazionale. La ristrutturazione del gruppo di Caerano punta alla massima razionalizzazione delle spese e delle attività. La rifocalizzazione sul core business e sui prodotti in cui Diadora manifesta posizioni di eccellenza implica l’abbandono di segmenti di mercato. Di conseguenza, sarà ridotto il numero dei dipendenti, attualmente consistente in 411 persone in Italia e 115 nel resto del mondo. A Diadora è riconosciuta una forte leadership nelle calzature da calcio e da running. Posizioni che l’azienda intende ribadire, abbandonando invece per esempio il tennis.
 In parallelo alla programmata contrazione del fatturato, il piano contempla la riduzione dei costi fissi. Il piano di Bain ha ottenuto il placet delle banche e dell’azionista anche perché prevede forti risparmi e, quindi, un più rapido e credibile rientro dal debito. Non è solo una questione di ridurre il numero dei lavoratori. Per esempio, le filiali create in Spagna e Regno Unito, saranno sostituite da agenti. I punti vendita meno redditizi all’interno del network di 70 negozi e outlet saranno chiusi. La voce di bilancio dedicata a promozione e advertising sarà vigorosamente ridotta se nel 2004 la spesa è ammontata a 23 milioni, il budget per l’annata in corso si ferma a 13-14 milioni di euro.
 La crisi di Diadora non è di questi giorni, come emerge dalla lettura dei bilanci delle ultime 3-4 annate. Il fatturato nel 2002 consisteva in 205 milioni di euro, con un margine operativo lordo (Mol) di 17 milioni e un utile operativo di 6 milioni. Nel 2004 i ricavi sono caduti a 165 milioni e il Mol a 2 milioni, con una perdita finale di 18,5 milioni (cui la holding lussemburghese ha aggiunto altri 5 milioni per la svalutazione del marchio). Posto che nel 2005 il giro d’affari è atteso a 150 milioni e il margine operativo lordo in risalita a 8 milioni, i disegni di Bain indicano per 2006 e 2007 un fatturato stabile a 130 milioni nelle due annate, ma soprattutto un Mol di 11 milioni e poi di 13 milioni. Come appare con evidenza, il target prioritario consiste nel recupero della redditività perduta sotto la gestione dell’amministratore delegato Massimo Barzaghi. Garious ha deciso di ridefinire la prima linea del management, chiamando Antonio Barile, con un passato in Autogrill e Benetton, alla guida della direzione amministrazione e finanza. La parte di consigliere delegato è stata affidata pro tempore da un mese al consulente Franco Fasolato, ma la nomina del nuovo capoazienda dovrebbe arrivare a giorni.