Ritratto del Papa in Duomo

Se anche Treviso, in questi giorni di lutto collettivo per la morte del Papa Giovanni Paolo II, ha un preciso riferimento sul quale poter fare un latente omaggio al pontefice lo si deve al insigne pittore, nonché eccellente ritrattista, Cesare Benedetti in arte Benè(1920-2002). L'illustre trevigiano è infatti l'autore del imponente dipinto a olio, esposto in questi giorni presso il Duomo di Treviso, in cui viene rappresentata la figura intera di Giovanni Paolo II.
L'opera iniziata appena dopo la proclamazione del Santo Padre, fu terminata l'anno successivo e donata al Vaticano, ma per il volere di alcuni cardinali a conoscenza dell'amore profondo che legava l'artista alla sua città natale, il dipinto fu trasferito a Treviso e dal 1988 situato nella Sala Capitolare. Ciò che caratterizza maggiormente la grande tela (200x100cm) è senza dubbio il contrasto cromatico dello sfondo, carico di una forte valenza simbolica che vuole rappresentare, attraverso toni scuri, il buio delle tenebre in cui le forze oscure si accentrano, mentre attraverso i colori chiari, che aleggiano intorno alla figura del pontefice, la speranza e la luce divina, con la quale il nuovo Papa avrebbe dovuto compiere il suo cammino spirituale. Ora, dopo ventisette anni di straordinario pontificato, chiunque può affermare che quella luce fu usata dal Papa nella maniera più divina possibile, ma allora, quello dell'artista, fu una sorta di augurio e forse anche un presentimento. Molto particolare è, senza dubbio, l'espressione intima e profonda assunta dal pontefice, che viene interpretato mediante un linguaggio pittorico molto semplice e sobrio. Per una tragica fatalità, la morte del Papa è quasi coincisa con quella del Principe Ranieri di Monaco, ed è quindi opportuno ricordare che Cesare Benedetti, oltre ad aver dipinto il ritratto papale, metafora di fede e pace, fu anche, per quasi vent'anni, ritrattista ufficiale della famiglia Grimaldi a Montecarlo. Fino a domenica, il ritratto di Giovanni Paolo II resterà al Duomo, anche se molti trevigiani, riconoscenti a Gloria Benedetti per aver richiesto l'esposizione, sperano che il dipinto resti nell'attuale collocazione come testimonianza della gratitudine verso un grande Papa.
(Giorgia Migliore)