03 dicembre 2004 —
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Provincia
VITTORIO VENETO. La pedemontana vittoriese ha il record di malattie mentali gravi con punte più alte nei comuni verso il Cansiglio. Più colpite le zone di Sarmede e Fregona, considerate fin dagli anni 70 epidemiologicamente significative. Sono i dati che emergono in vista della giornata per la salute mentale che domenica interesserà i 4 mila malati dell Usl 7. «Nel nostro territorio - spiega lo psichiatra Pier Paolo Urbani, primario della seconda équipe psichiatrica di Vittorio Veneto e Soligo - una persona su tre soffre di depressione e nevrosi. Soprattutto le donne tra i 30 e i 50 anni. In aumento anche i bimbi che fanno ricorso a farmaci antidepressivi già alletà di 8-10 anni». Ma nonostante le cure esistano e siano disponibili, il pregiudizio e la discriminazione impediscono ai malati di rivolgersi a uno specialista. «Da anni stiamo lottando per il superamento del pregiudizio - spiega Marcello Polizzi dellAitsam (Associazione familiari malati di mente) - Chi soffre di disturbi mentali ha bisogno di essere accolto come persona normale». E aggiunge: «La recente raccolta di firme contro larrivo di sei malati di mente in un appartamento in via da Verrazzano, nel quartiere di Santi Pietro e Paolo, è stato un atto vergognoso». Contro il pregiudizio delle malattie mentali lamministrazione comunale ha promosso per domenica al collegio Dante, dalle 9, una tavola rotonda. Ed è partito anche il progetto pilota «Futuro Insieme» di Regione Veneto-Usl 7 e coop Insieme Si Può. Prevede tra le sue azioni anche la lotta al pregiudizio. Il servizio è attivo a Susegana. Ma per il momento non si sono viste iniziative nel Vittoriese. «Cè una sottovalutazione della malattia mentale - denuncia Urbani - Spesso la semplice depressione viene trascurata. E invece tra qualche anno le malattie psichiatriche minori saranno la prima causa di disabilità». Da qui lappello: «Laddove cè un ragazzo taciturno, chiuso e malinconico potrebbe nascondersi un disagio. E importante attivarsi per tempo. A Vittorio mancano risposte sul lavoro. Dare un lavoro a queste persone significa risparmiare denaro pubblico: si limitano i costosi ricoveri nelle comunità. Una persona ospitata in una comunità alloggio spende 377 euro al mese per il primo semestre per arrivare in modo scalare agli 842 euro del quarto. Oltre ai soldi sborsati da Usl e comuni».
(Francesca Gallo)