Tangenti Enipower, altri cinque arrestati

MILANO. Altri arresti e altre aziende coinvolte nell'inchiesta sulle tangenti a Enipower altre società, che ormai conta 133 persone indagate tra società iscritte in base alle legge 231 del 2001 (43) e persone fisiche (90). Ad essere arrestati dai militari della Guardia di Finanza di Milano, ieri mattina, con l'accusa di associazione per delinquere e corruzione, sono stati in cinque, tre manager di società diverse dalla controllata Eni e due intermediari: Luigino Sacco Proila di 62 anni, fino a qualche mese fa dipendente dell' ufficio tecnico di Sanmprogetti; Matteo Banfi di 39 anni.
Banfi è responsabile dell'Ufficio acquisti di Tecnimont. Gli altri arrestati sono: Gianluigi Brassesco di 57 anni, dell'Ansaldo; gli intermediari Piercarlo Pighi di 61 anni e Daniele Frizzo di 54. Tutti sono accusati aver ricevuto tangenti per favorire aziende nell'aggiudicazione di appalti di Enipower, Snamprogetti, Tecnimont, Ansaldo, Foster Wheeler, Agip B.V., Snamprogetti Sud. Per loro il gip Guido Salvini, su richiesta della Procura (i pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino), ha disposto il carcere per i pericoli di inquinamento della prova, fuga e reiterazione del reato. Rimane infatti da verificare «il coinvolgimento dei livelli apicali» di queste società e «di altri soggetti economici anche di rilevanza pubblica» negli accordi per la corruzione: «Tali accordi - sottolinea il gip - sono infatti avvenuti con modalità tali da far supporre che l'erogazione di tangenti sia (ancora) considerata una sorta di 'normale prassi'». Ne è prova «la sistematicità delle dazioni illecite negli appalti sui siti Enipower di Brindisi, Ferrera Erbognone, Mantova e Ravenna». I manager, o ex, secondo l'accusa, avrebbero passato informazioni riservate e dati tecnici segreti delle gare (tabulazioni, allineamenti, specifiche e altro), per favorire le aziende nella determinazione delle offerte tecniche e di sconti da inserire nelle offerte economiche e aggiudicarsi, quindi, gli appalti. Sempre secondo l'accusa, le informazioni venivano trasmesse da Pighi, mentre Frizzo, con due sue società, la Copeco e la Geco, procurava attraverso false fatturazioni, le provviste di denaro che era consegnato in contante oppure con dei pagamenti estero su estero (su un conto svizzero di famiglia sul quale sarebbero transitate tangenti è stato interrogato in Procura nel pomeriggio Antonio Marcegaglia, ad di NE-CCT, una delle aziende coinvolte sin dall inizio). Lungo l'elenco delle aziende pagatrici citate nell ordinanza, alcune già note: Siemens Italia (oltre 400 mila euro fino all'ottobre di quest'anno), ABB, Endress Hauser Italia (125 mila euro), Castagnetti, Sitie, Premabergo, Tratos Cavi, Bonna Sabla e Igeco srl. I militari delle Fiamme Gialle hanno sequestrato anche un quaderno di marca Toys con annotata a penna la contabilità delle tangenti. Il 'quadernetto', come lo chiama Salvini, è «importante e ulteriore riscontro investigativo» ed apparteneva a Carlo Barino, altro intermediario indagato. L'ordinanza di custodia si basa su intercettazioni telefoniche e dichiarazioni di Antonio Consorti, un altro intermediario ora agli arresti domiciliari.