ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

ALLEANZE, QUALE FUTURO PER ANTONVENETA

SEGUE DALLA PRIMA
 mese fa, un intervento del sottosegretario Maurizio Sacconi invocante un impegno del mondo imprenditoriale e politico veneto al fine di salvare Antonveneta da quello che si configurerebbe come un assorbimento in Capitalia. Pur apprezzando le preoccupazioni di Sacconi, non credo che le questioni finanziarie siano affrontabili con annunci di questo tipo, ma semmai con l’analisi seria delle ragioni che possono militare a favore e contro le diverse opzioni sul tavolo.
 Allora non resta che esaminare la validità dell’opzione del matrimonio fra Antonveneta e Capitalia. A favore di tale opzione sembra che ci sia, come si dice molto insistentemente negli ambienti finanziari, la posizione del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio la cui preoccupazione di fondo è quella di spingere le banche italiane a fondersi al fine di rafforzarsi nei confronti delle più potenti banche estere. Anche per questa ragione Fazio appare contrario all’aumento della presenza di banche estere nel capitale delle banche nazionali. Si tratta di una questione a cui è interessata Abn Amro Bank che ha una significativa, ma non egemonica, partecipazione sia in Antonveneta che in Capitalia. La posizione del governatore di Bankitalia è comprensibile dal punto di vista «politico», ma mi sembra debole sul piano della logica economica. La fusione di banche, di cui qualcuna con problemi (non è il caso di Antonveneta) non genera necessariamente una banca più forte; semmai, potrebbe danneggiare quella con i fondamentali migliori.
 Le banche italiane hanno bisogno di crescere sia attraverso iniezioni di capitale finanziario fresco che attraverso massicce iniezioni di cultura manageriale bancaria. Si tratta di prodotti che non si trovano facilmente in Italia. Invece si tratta di prodotti che, ad esempio, proprio Abn Amro Bank possiede.
 L’altra questione, tutta di pertinenza di Antonveneta, è quella relativa al suo presunto matrimonio con Capitalia.
 Capitalia sta cercando di uscire da una situazione non facile, anche a seguito delle vicende Cirio e Parmalat ed in questa fase appare difficile valutare correttamente il reale patrimonio di Capitalia. Tuttavia, a mio avviso, c’è un altro serio problema che si frappone all’ipotesi di matrimonio tra Antonveneta e Capitalia e cioè l’esistenza di ampie sovrapposizioni di sedi che le due banche possiedono, soprattutto nell’Italia centrale.
 Antonveneta è cresciuta anche grazie alla sua capacità di rapportarsi ai territori di riferimento, di essere in sintonia con la cultura imprenditoriale dominante in essi. Se, per ipotesi Antonveneta venisse assorbita da Capitalia tutto ciò andrebbe perduto, con danno degli azionisti di entrambe le banche.
 Io credo che il processo di crescita e di consolidamente di Antonveneta debba essere perseguito seguendo strade diverse da quelle finora poste sul tappeto. A mio avviso, la soluzione, per Antonveneta, deve andare ricercata nel potenziamento della sua presenza nell’Italia settentrionale. Ritengo, inoltre, che a sostegno di una tale strategia si debba passare attraverso la ricostruzione del patto di sindacato, in modo che l’azionariato di controllo abbia come pilastri centrali proprio Abn Amro Bank ed un solido esponente della finanza dell’Italia settentrionale.
 E’ evidente che una simile scelta strategica non può non comportare un cambiamento dell’ottica con cui Bankitalia considera il ruolo delle banche estere nel sistema bancario italiano. Si tratta di un mutamento di ottica ormai ampiamente richiesto sia da studiosi che da esponenti del mondo bancario italiano. Quindi, ritengo che sia possibile, e necessario, aumentare la presenza di Abn Amro Bank in Antonveneta semmai facendo corrispondere a tale aumento una diminuzione della presenza di Abn Amro Bank in Capitalia. Come si vede si tratta di una ipotesi strategica sulla quale Bankitalia dovrebbe misurarsi. Va da sé che ciò farebbe di Antonveneta una grande banca nazionale a cultura «localistica», dotata nel contempo di una forte cultura manageriale di tipo internazionale. Quello che ci vorrebbe per il Nordest.
Maurizio Mistri