Una via per don Giuseppe

Per quarant'anni è stato l'anima, non solo spirituale, di Sant'Angelo a Treviso, prendendosi cura dei bisognosi e facendo crescere all'indomani della guerra un quartiere povero ed immerso nella campagna. Una figura che incuteva soggezione, quella di don Giuseppe Favaretto, classe 1903, parroco in città dal 1939 al 1979. Un uomo di fede, ma non solo: il sacerdote è stato infatti premiato con la medaglia d'oro del Capo dello Stato per aver intrapreso durante la guerra un'azione di mediazione con l'esercito tedesco che aveva minato l'aeroporto «Ancillotto», al tempo sede del 2 Stormo dell'Aeronautica, con quindici quintali di gelatina e dinamite. Nel ventennale della morte del sacerdote, la comunità parrocchiale di Sant'Angelo e la Pro Loco, in accordo con il Comune di Treviso, hanno voluto intitolare al leggendario don Giuseppe una via residenziale nei pressi della chiesa, la dodicesima traversa a sinistra di Via Sant'Angelo, in direzione Quinto.
Ieri, in occasione dei festeggiamenti per la sagra dell'uva di San Michele Arcangelo, si è svolta la cerimonia civile e religiosa di intitolazione, durante la quale l'assessore comunale Sergio Marton ha scoperto il cartello stradale ed il vicario giudiziale del Vescovo, Monsignor Gino Saretta, ha benedetto la strada. Tra i parrocchiani che hanno conosciuto il sacerdote, tra cui il presidente del Consiglio Comunale Iannicelli, Don Giuseppe è ricordato non solo per l'inesauribile dedizione al prossimo, ma soprattutto per la sua ferma volontà di edificare attorno alla chiesa una serie di strutture da mettere a disposizione della comunità: l'oratorio, la canonica, la scuola materna e la casa della dottrina, costruita dopo la guerra con i resti dei mattoni ricavati dall'abbassamento del campanile. (r.b.)