Treviso diserta il raduno dei partigiani

TREVISO. La Resistenza crea un nuovo caso politico. Domenica sul Cansiglio, alla cerimonia per ricordare il 60º anniversario del rastrellamento nazifascista sul Cansiglio, non c'era il gonfalone della città di Treviso. Insorgono i partigiani: l'Anpi, associazione partigiani d'Italia, e l'Avl, Associazione volontari della libertà. Erano una trentina, i comuni presenti con i loro vessilli. «Mancava solo il gonfalone della nostra città, e purtroppo la cosa è stata notata da tutti» - dice Aldo Tognana, dell'Avl.
«Noi ci chiediamo il perché di questa assenza» aggiunge la stringatissima nota diffusa da Tognana e da altri esponenti delle due associazioni. La risposta è giunta ieri, a stretto giro di posta, da Ca' Sugana: «E' stata una scelta precisa contro le ultime prese di posizione dell'Anpi» che secondo l'amministrazione leghista «si prestano a posizioni politiche di parte, strumentalizzano le vicende di 60 anni fa per attacchi politici, e soprattutto non tendono alla riappacificazione, ma continuano a creare divisioni e a fomentare l'odio». Una posizione fortemente sostenuta da Gentilini, ma che ha trovato il consenso del sindaco e degli altri assessori.
Inevitabile una durissima polemica fra amministrazione e partigiani, dopo quella degli ultimi anni. La cerimonia di domenica aveva già registrato l'indignazione dei partigiani per la mancanza del picchetto armato pure promesso dal Ministero, e la rabbia per le provocatorie scritte naziste e fasciste sia sul monumento di Murer sia su un muro al di fuori dell'abitato di Fregona. Quando poi i trevigiani del capoluogo hanno visto almeno trenta sindaci presenti, con i simboli dei loro comuni, ma non un rappresentante della giunta di Treviso, né il gonfalone della città, è scattata una nuova protesta. Molti partigiani hanno fatto notare che c'erano amministratori di tutti i colori politici, in modo assolutamente trasversale. E poi bandiere della pace, striscioni.
Fra gli interventi, anche quello dell'assessore vittoriese Fabio Girardello, ora leghista e un tempo di Alleanza Nazionale, che aveva parlato di «valori fondamentali e condivisi» e di «impegno a testimoniare che va al di là degli schieramenti». Ma poi il mondo delle associazioni partigiane aveva sollevato il problema delle recente legittimazione come «belligeranti» dei repubblichini di Salò, come recita il testo del disegno di legge in discussione alla commissione Difesa. E' chiaro che l'ultima scintilla sia destinata ad alzare i toni della polemica. Dal Cansiglio al capoluogo, sullo stesso itinerario della marcia liberatoria di partigiani e alleati di quella lontana stagione che costrui la Repubblica, si muovono oggi parole e attacchi reciproci.