Ricorso al Consiglio di Stato

Il Comune ha presentato al Consiglio di Stato il ricorso contro la sospensione dell'ordinanza anti-cani decisa dal Tar. Come aveva annunciato, il vicesindaco Giancarlo Gentilini non si è arreso ed ha impugnato il provvedimento dei giudici amministrativi. Il caso del centro storico vietato a Fido finisce dunque a Roma. La data dell'udienza non è stata ancora fissata, probabilmente si terrà a fine settembre. Il Consiglio di Stato ha due possibilità: accogliere il ricorso annullando l'ordinanza del Tar e facendo in questo modo risorgere quella del Comune di Treviso, oppure respingere l'impugnazione e confermare la sospensiva dei giudici veneziani. La decisione, qualunque essa sia, non entra nel merito della sentenza del Tar che deve essere ancora pronunciata. E che potrebbe mettere nuovamente in moto la trafila di ricorsi al Consiglio di Stato. L'impugnazione di Ca' Sugana ha nel frattempo mobilitato i legali del pool pro-cani: «Di fronte al ricorso del Comune siamo costretti a costituirci e ad andare a Roma per discutere a nostra volta», spiega l'avvocato Vincenzo Grosso. Il legale aveva fatto ricorso al Tar contro l'ordinanza del Comune in rappresentanza di una signora che vive e lavora in centro storico, proprietaria di un cane.
Il tribunale amministrativo ne aveva accolto le ragioni sostenendo che il provvedimento di Ca' Sugana viola «i principi di adeguatezza e proporzionalità tra azione e reazione, laddove, anziché contrastare il riscontrato fenomeno con i normali mezzi predisposti dall'ordinamento (maggiore prevenzione, inasprimenti dei controlli e della repressione), vieta puramente e semplicemente un determinato comportamento, incidendo peraltro sulla libertà dei proprietari di cani, ai quali sono interdette alcune zone della città». Cosi ha sostenuto la terza sezione, presieduta dal giudice Umberto Zuballi.
Sarà una sezione diversa quella che si riunirà il 7 settembre per decidere in merito a un nuovo ricorso, il quarto, contro l'ordinanza anti-cani. L'avvocato Fabio Capraro, che insieme ad altri colleghi del pool rappresenta un gruppo di cittadini contrari al provvedimento del Comune, entrerà probabilmente nel merito della questione, chiedendo direttamente l'annullamento dell'ordinanza (visto che la sospensiva è già vigente).
Una cosa è certa: la vicenda del centro storico vietato ai cani non è destinata a chiudersi in breve tempo. Il vicesindaco Gentilini, ispiratore della contestata ordinanza, aveva annunciato che sarebbe stata applicata in via sperimentale per un periodo di sei mesi. Le contestazioni dei cittadini, con tanto di marcia di protesta, non hanno però fatto desistere l'amministrazione comunale, cosi come non le hanno fatto cambiare idea il ricorso al Tar e la sospensiva del tribunale. La battaglia continua.
(Sabrina Tomè)