La nuova Tangentopoli


MILANO. Stanno per scattare nuovi arresti nella clamorosa inchiesta milanese sulle tangenti. I magistrati hanno trovato un'immensa documentazione nella cassaforte di Lorenzino Marzocchi, project manager di Enipower (ieri è stato licenziato) e basano le loro accuse sulle carte. Ieri è stato interrogato ancora Mauro Cartei, 59 anni, uno dei due intermediari finiti in carcere due giorni fa.
A differenza di Luigi Cozzi, che ha negato ogni addebito, Cartei ammette le circostanze e fa un passo in più: tutti i miei movimenti, le mie richieste di denaro, le transazioni che facevo con la Svizzera, avvenivano su indicazione di Marzocchi. In particolare i magistrati hanno trovato la corrispondenza elettronica fra Cartei e Cozzi. E c'è una email del 15 aprile in cui Cartei scrive: «A giugno abbiamo importanti scadenze... per le europee». Dunque i soldi delle tangenti finivano a qualche politico? Pare di si.
Ieri i giudici hanno girato la domanda a Cartei che ha risposto: «Non lo so. Io ho sollecitato la richiesta di denaro su indicazione di Marzocchi che avevo incontrato poco prima allo Sporting club di Milano 2. Si trattava di soldi che dovevano arrivare da due gruppi, la Tamini e la CCT. La Italwork ha versato nel 2003 500 mila euro, altri 250 mila euro dovevano essere versato quest'anno. Secondo gli accordi, io e Cozzi avevamo un 10% ciascuno, il resto lo davamo a Marzocchi».
Lorenzino Marzocchi è già stato interrogato (ancora prima degli arresti dei due suoi «collaboratori») e ha detto di aver ricevuto 400 mila euro dalla società svizzera ABB in segno di ringraziamento per la sua correttezza sul lavoro. Una tesi che aveva fatto sorridere gli inquirenti e che non stava in piedi perchè la Finanza gli aveva già sequestrato una montagna di documenti. Per questo Marzocchi aveva dovuto spiegare da chi e perchè aveva incassato tanto denaro. Ora i giudici sono convinti che Marzocchi abbia collaborato solo parzialmente. Di sicuro verrà risentito. Dovrà spiegare quel riferimento alle elezioni europee e dire, se lo sa, a che politico sono finiti i soldi. L'ex manager di Enipower (da ieri è senza lavoro) potrebbe non saperlo. E comunque dovrà dare un nome e un cognome a quel personaggio che, nelle corrispondenze trovate, indicava come il «grande capo». Chi è? Sopra di lui, in Enipower, ci sono il direttore, l'ingegner Cuore, e l'amministratore delegato, Locanto. Proprio ieri, nel pomeriggio, con una breve nota, l'Eni (Enipower è una controllata al 100%) ha comunicato il licenziamento «con effetto immediato» di Marzocchi. «La scorsa settimana - è scritto nel comunicato - l'amministratore delegato Vittorio Mincato aveva costituito un gruppo di lavoro per verificare le procedure di assegnazione degli appalti delle centrali elettriche Enipower» (in Italia sono 6, a Brindisi, Ferrera Erbognone (Pavia), Livorno, Mantova, Ravenna e Taranto e hanno una potenza complessiva di 1930 megawatt, ndr).
Ci sono anche reazioni politiche. Il ministro Giovanardi dice: «Mi preoccupa che di nuovo ci siano dei magistrati che non perseguono reati ma sollevano polveroni su nuove Tangentopoli». Nelle stesse ore, a Milano, a casa di Marzocchi hanno trovato un quaderno con importi e scadenze delle tangenti per il 2005.

Gigi Furini