Al vertice Follini non molla

ROMA. Un clima pesante, un Berlusconi che tutti descrivono furioso e un Follini che «non molla». E' l'atmosfera del super-vertice di maggioranza iniziato ieri sera a Palazzo Chigi, che ha ufficialmente in agenda tre tavoli di discussione: l'accordo politico, l'economia e le riforme. Tre tavolate con circa 43 partecipanti, ma un solo nodo politico: le pesanti richieste di cambiamento dell'Udc di Marco Follini. Condizioni tanto dure (federalismo da cambiare, Rai democratica, nuovo ministro dell'economia subito, taglio delle tasse solo dopo una cura da cavallo per i conti pubblici) che Berlusconi le ha paragonate a un ultimatum. «E io non li accetto. Se si vuole discutere, bene. Altrimenti...». Altrimenti è lo spettro della rottura e della probabile crisi di governo se l'Udc, non soddisfatta, decidesse di uscire dal governo e di limitarsi a un appoggio esterno in Parlamento.
Se scelgono questa strada, ha confidato il Cavaliere nei giorni scorsi, «io un minuto dopo vado al Quirinale a dimettermi e si va alle elezioni anticipate».
Berlusconi ha anticipato ai suoi la linea da seguire. «Massima apertura al dialogo», ma nessuno «stravolgimento» del programma per il quale gli elettori hanno dato il voto alla Casa delle Libertà, perché in quel caso sarebbe inevitabile una crisi, la cui responsabilità sarebbe tutta dell'Udc. Ma non avrebbe nascosto il pessimismo: «Lo sanno bene che se chiedono di cambiare il federalismo la Lega esce dal governo». Tra l'altro avrebbe accennato alla possibilità di nominare presto il nuovo ministro dell'Economia (si è fatto anche il nome del governatore di Bankitalia Fazio, fortemente voluto dall'Udc, ma è stato escluso perché poco compatibile con il programma del centrodestra). Di certo nessun cedimento alle 'pretese" di Follini. Il summit della maggioranza è iniziato con questi 'chiari di luna". Ed è proseguito con questo irrigidimento di fondo, stando alle prime voci filtrate da Palazzo Chigi. Berlusconi avrebbe provato a convincere Follini a trattare, ad ammorbidire le posizioni. Ma il segretario dell'Udc «non molla», ripetono le indiscrezioni. Una riunione dunque che si annuncia lunga, anche per la necessità di sviscerare tutti i problemi sul tappeto.
Pesanti incognite che hanno gravato sulla Roma politica per tutta la giornata, tanto da far correre le voci di un annullamento del vertice. Le scintille sono volate tra leghisti e Udc, in particolare per l'accusa di volere il ribaltone (cioè un governo con il centrosinistra) rivolte dalla Lega al partito degli ex dc. «Chi ci descrive in modo caricaturale come un partito pronto a fare un ribaltone o un mezzo ribaltone non ci conosce», ribatte Follini prima della riunione dell'Udc in vista del super-vertice. «Ho il sospetto che chi evoca questi fantasmi stia solo cercando di girare alla larga dai problemi che abbiamo posto».
Il tam-tam degli irrigidimenti è montato fino a far sussurrare che Follini e l'Udc avrebbero disertato la riunione serale. Niente di tutto questo. La delegazione va a Palazzo Chigi e Follini, dicono i suoi prima di entrare, «ha un mandato pieno». Cioè non scherziamo. Se non ci danno risposte chiare e convincenti noi andiamo fino in fondo.
Berlusconi non si dà pace, non riesce ad afferrare l'anguilla Udc. Nei giorni scorsi ha fatto sondare il terreno sulla possibilità di compromessi: più poltrone alla Rai, qualche ministero di peso, un piccolo aggiustamento sul federalismo (ma senza irritare la Lega), un ragionamento sul taglio delle tasse. Ma le risposte sono state negative. La lettera di Follini è una porta sbattuta in faccia (persino con un pizzico di cattiveria, quando chiede che siano «limati» i poteri del premier).
Insomma il rapporto tra i due è pessimo. Berlusconi continua a descrivere Follini come un isolato nel partito. Vuole continuamente notizie sull'effettivo seguito del segretario. E Follini che appare imperturbabile, deciso.
Il Cavaliere è dunque davanti al momento più difficile di questa sua seconda esperienza di governo. Sembra deciso a tutto, ma vuole soltanto che la responsabilità di un patatrac cada con lampante chiarezza sulle spalle dell'Udc.
I vari esperti dei partiti sono riuniti nei tavoli tecnici sulle riforme e sull'economia. Ma è chiaro che tutto dipende dal tavolone dell'appartamento riservato al presidente del Consiglio, dove siedono Berlusconi, Fini, Follini, Maroni e Calderoli.
(Pietro Criscuoli e Gabriele Rizzardi)