Cosi Treviso scopre le voci e le immagini di Fernanda Pivano


«Hello, Papa... i am Nanda. How are you?». «Good, thank you». Lei, Nanda è a Milano, negli uffici Mondadori; lui Mr. Papa-Hemingway è a Cuba. Voci lontane migliaia di chilometri, allora nel 1957, e che oggi percorrono una distanza «siderale» per essere restituite, intatte nel colore del suono originale, ai lettori del 2000 che grazie a Fernanda Pivano continuano a leggere Ginsberg, Hemingway, McClure, Kerouac. Settecento ore di lavoro del Laboratorio Mirage dell'Università di Udine sull'immane archivio sonoro di Nostra Signora della cultura americana si traducono da ieri (e fino al 18 luglio, giorno del compleanno di Pivano) nella mostra «Voci-Voices», inaugurata da Fondazione Benetton Iniziative Culturali a Palazzo Bomben. Evento che ha riportato a Treviso «Nanda», ad un mese dal reading su Allen Ginsberg, a fianco di Luciano Benetton, presidente della Fondazione («L'unico benefattore che ho avuto nella mia vita» dice Pivano). A lui la scrittrice, nel 1997, donò un patrimonio di libri e documentazione raccolto in oltre 60 anni di vita letteraria, traduzioni e viaggi. E in questo mare di sapere c'erano i nastri registrati con il Geloso a bobine, o con il Philips e poi con i moderni Sony, che compongono (insieme a lettere, prime edizioni autografe, biglietti di appunti, note di lavoro raccolte nel corso di lunghissime sedute di traduzione, agende fitte di appunti e le fotografie di Ettore Sottsass, marito di Nanda), il corpus di una mostra «cult». Le sale di Palazzo Bomben, su due piani, sono state allestite come una sobria libreria, con luci soffuse (solo illuminazione artificiale) e grandi divani bianchi, su cui accomodarsi per godere delle fotografie di Sottsass, splendidi bianco/nero testimoni di un'epoca culturale irripetibile, proiettate su lastre trasparenti, e delle voci registrate, sincronizzate con il succedersi delle immagini. C'è un grande supporto tecnologico, in questa mostra pensata da Gianni Di Capua, direttore della Fondazione, con l'intervento di IO (Inventing New Directing di Treviso), che mette a disposizione dei visitatori un sistema di interazione naturale, utilizzato per la prima volta, installazione in cui il pubblico, col semplice gesto della mano, diventa protagonista e sfoglia una galleria di immagini e di documenti audio più suggestivi della raccolta «Voci-Voices». Fernanda Pivano ieri, alternando ricordi della sua formidabile vita e dei suoi memorabili amici intellettuali con toccanti momenti di commozione (lacrime dopo la lettura di «Jukeboxe all'idrogeno», lacrime dopo l'ascolto della voce di Giuseppe Ungaretti che legge Ginsberg nel reading alla libreria Guida di Napoli) ha guardato con stupore quanto la Fondazione è riuscita a fare, con il patrimonio avuto in donazione. «Non so come ringraziarti...» ha mormorato a Luciano Benetton. Ma se non fosse stato per quella sua intelligente intuizione («Cercavo di registrare queste voci il più possibile...»), non sarebbe possibile oggi ascoltare la scrittrice Alice. B Toklas compagna di Gertrude Stein, il poeta Michael McClure, o Ted Wilentz della editrice Corinth Books e proprietario della libreria The 8Th Street Bookshop di New York, culla della nuova letteratura americana negli anni '60. «Dal fondo del mare abbiamo tirato fuori casse d'oro» le ha risposto Benetton. E da questi scrigni sono tratte le bobine del lunghissimo lavoro di traduzione che Pivano e Ginsberg fecero dell'opera T.V. Baby Poems, a cui è dedicata un'intera sala e di cui il visitatore può scegliere i passi più interessanti, interagendo col computer. «Voci», però, è una mostra che non può prescindere da «Facce-Faces», le belle fotografie di Ettore Sottsass che scandiscono il percorso raccolte da Stefano Casciani per Editoriale Domus in un volume distribuito in mostra: Gregory Corso, Dos Passos, Saul Bellow Bob Dylan, Ginsberg, Henry Miller, Peter Orlovsky e altri «giganti», ancora oggi immortali accanto a Nanda.

Cristiana Sparvoli