19 dicembre 2003 —
pagina 19
sezione: Cronaca
«Ho avvertito il colpo sul davanti del furgone, ma non ho visto nulla, neanche unombra. Ho visto che la freccia era rotta, ma ho scoperto che quella donna era morta solo il giorno dopo». Non si dà pace il 66enne che lunedì sera ha investito Marisa Stefani, appena uscita da uno stabilimento tessile a Dosson di Casier. Distrutto dal dolore, ripercorre attimo per attimo quanto accaduto quella sera, per capire se cè qualcosa da rimproverarsi, se ha commesso qualche leggerezza. «Ma abbiamo cercato per un quarto dora, io e la persona che aveva parcheggiato lauto dietro di me, non abbiamo visto nulla». Circostanze confermate dal testimone che mercoledì si è presentato dai carabinieri e che attenuano la posizione giudiziaria dellinvestitore indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso.
A pochi giorni dal tragico incidente, luomo, dipendente di una officina meccanica di Dosson che ha sede a due passi dallo stabilimento tessile dove lavorava Marisa Stefani, trova la forza di raccontare cosa è accaduto quella sera.
«Stavo rientrando da Verona dove ero stato per lavoro con il furgone della ditta, un Ford Transit. Stavo proprio rientrando nel parcheggio della ditta - racconta - per posteggiare il furgone, prendere la mia macchina e tornare a casa. Erano circa le diciotto. Avevo già messo la freccia per girare quando ha avvertito un colpo sulla parte anteriore del furgone. Mi sono fermato, sono sceso e ho fatto un giro intorno al furgone per capire cosa era successo. La freccia era rotta, ma non cerano altri danni gravi al furgone. Andavo piano e dietro di me cera una macchina che ha accostato subito dietro di me».
In quellauto, una Fiat Marea bianca, cera un imprenditore quarantenne di Carbonera. Mercoledì si è presentato dai carabinieri dopo aver letto sui giornali dellincidente. In sostanza ha confermato il racconto delloperaio trevigiano. «Mi ha detto che anche lui aveva sentito il colpo - prosegue il 66enne - ma che non aveva visto nulla. Mi ha fatto luce accendendo gli abbaglianti della Marea. Ci siamo fermati li un po, ma non si vedeva niente con il buio. Abbiamo pensato che lurto fosse con un animale, magari un cane che era poi scappato via. A quel punto siamo ripartiti».
I due si sono fermati sul ciglio della strada una decina di minuti. «Quando sono tornato in azienda ho posteggiato il furgone e sono tornato a casa. La mattina seguente sono tornato al lavoro normalmente, ho ripreso il furgone per andare a fare una consegna a Rosà, in provincia di Vicenza, e sono tornato alle due. Solo a quel punto ho saputo dellincidente e ho ricollegato tutto: la botta, la freccia rotta. Me lo ha detto il titolare della mia ditta, mi ha raccontato dellincidente».
A quel punto ha deciso di presentarsi ai carabinieri. E arrivato alla stazione di via Cornarotta a Treviso poco prima delle tre di pomeriggio, accompagnato dallavvocato, Fabio Gobbato. «Non ha mai avuto problemi di nessun tipo alla guida - spiega lavvocato - pur facendo molta strada per lavoro. Mi sembra che il dolo, anche alla luce della testimonianza arrivata laltro giorno, sia del tutto assente. La persona era palesemente in buona fede, altrimenti non si sarebbe fermata, e i testimoni lo confermano».
Sarà comunque lautopsia a chiarire le cause della morte. Oggi sarà conferito lincarico al medico legale e a un perito per la parte tecnica. Sarà anche loccasione per contattare il legale della famiglia della vittima, il 66enne sta pensando di scrivere una lettera di cordoglio. Anche la difesa è orientata a nominare un perito di parte per affrontare la questione dal punto di vista civilistico, con una eventuale richiesta di danni. Luomo è indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso, ma questa seconda ipotesi di reato si è molto indebolita.
(Francesco Mimmo)