ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

Le famiglie dei malati mentali chiedono aiuti a Usl e Regione

 Solo uno dei quattro centri di salute mentale è in sede idonea e di proprietà, mancano comunità alloggio, appartamenti protetti e destinati all’emergenza sociale e familiare. Nell’Usl 9 le risorse destinate ai malati mentali sono insufficienti. Dopo la chiusura del Sant’Artemio gli operatori sono dimezzati da 450 a 208. Sono questi i problemi denunciati dalla Consulta diocesana per la sofferenza psichica a cui l’Usl 9 è chiamata da dare risposta. Il convegno «Salute mentale e diritti del malato» tenutosi ieri all’istituto Canossiano ha cercato di strappare programmi e promesse. Giuseppe Dal Ben dirigente del settore sociale dell’Usl 9 e Giuseppe Pullia primario e direttore del dipartimento di psichiatria hanno cercato di tranquillizzare la preoccupazione crescente di associazioni, famiglie e cooperative. «Stiamo pensando a una rete informatica che colleghi tutti i servizi - ha spiegato Dal Ben - messi in campo dall’azienda sanitaria, dai Comuni, dal terzo settore. Presto arriverà anche il nuovo Centro di salute mentale per Treviso-nord, che permetterà di spostare l’attuale servizio alloggiato all’interno del reparto di psichiatrica. Si sta completando il trasferimento della residenza protetta a Oderzo, che rispolvera il progetto della comunità terapeutica». Di fronte alle domande precise di don Giuseppe Geremia, presidente del Comitato per i diritti del malato, non sono state altrettanto definitive le risposte. Non si sa se gli operatori, infermieri e medici aumenteranno. «Il programma prevede un primario per ogni centro di salute mentale - conferma Dal Ben - puntiamo ad ottenerli, ma su questo punto è la Regione che decide». Intanto la crisi economica attanaglia anche le cooperative che danno lavoro ai malati. (m.s.)