07 dicembre 2003 —
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sezione:
Cronaca
Solo uno dei quattro centri di salute mentale è in sede idonea e di proprietà, mancano comunità alloggio, appartamenti protetti e destinati allemergenza sociale e familiare. NellUsl 9 le risorse destinate ai malati mentali sono insufficienti. Dopo la chiusura del SantArtemio gli operatori sono dimezzati da 450 a 208. Sono questi i problemi denunciati dalla Consulta diocesana per la sofferenza psichica a cui lUsl 9 è chiamata da dare risposta. Il convegno «Salute mentale e diritti del malato» tenutosi ieri allistituto Canossiano ha cercato di strappare programmi e promesse. Giuseppe Dal Ben dirigente del settore sociale dellUsl 9 e Giuseppe Pullia primario e direttore del dipartimento di psichiatria hanno cercato di tranquillizzare la preoccupazione crescente di associazioni, famiglie e cooperative. «Stiamo pensando a una rete informatica che colleghi tutti i servizi - ha spiegato Dal Ben - messi in campo dallazienda sanitaria, dai Comuni, dal terzo settore. Presto arriverà anche il nuovo Centro di salute mentale per Treviso-nord, che permetterà di spostare lattuale servizio alloggiato allinterno del reparto di psichiatrica. Si sta completando il trasferimento della residenza protetta a Oderzo, che rispolvera il progetto della comunità terapeutica». Di fronte alle domande precise di don Giuseppe Geremia, presidente del Comitato per i diritti del malato, non sono state altrettanto definitive le risposte. Non si sa se gli operatori, infermieri e medici aumenteranno. «Il programma prevede un primario per ogni centro di salute mentale - conferma Dal Ben - puntiamo ad ottenerli, ma su questo punto è la Regione che decide». Intanto la crisi economica attanaglia anche le cooperative che danno lavoro ai malati. (m.s.)