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«Più malati, meno assistenti»

 Malati mentali dimenticati dall’Usl 9. I tagli delle risorse destinati all’azienda sanitaria stanno penalizzando il dipartimento di Salute Mentale che registra una diminuzione progressiva di infermieri, operatori e medici psichiatri. Mancano all’organico 4 primari e 58 infermieri. Con queste risorse il dipartimento segue 2800 pazienti, ma altrettanti sono costretti a ricorrere a cure private. I tempi di attesa per una visita vanno da 30 a 60 giorni. La denuncia viene dalla Consulta Diocesana per la Sofferenza Psichica, che sulla «Salute mentale e i diritti delle persone» propone un convegno che si terrà sabato (ore 8.30-13.30) nella sala riunioni suore Canossiane in viale Europa. L’allarme lanciato da don Giuseppe Geremia, presidente della Consulta, rimanda ancora una volta alla necessità di poter usufruire del ricavato promesso dalla vendita del Sant’Artemio, rioccupato dopo lo sgombero dagli immigrati. «Le associazioni dei malati mentali - dichiara - sono fortemente preoccupatE perché queste occupazioni complicano e ritardano la vendita dell’ex psichiatrico. La legge prevede che sia venduto e il suo valore sia reimpiegato per costruire quanto necessita per la cura dei malati mentali. Troviamo triste e grave inventare guerre tra poveri invece che cercare soluzioni ai problemi. La sofferenza delle persone trascurate per mancanza di strutture e personale grida contro l’immobilismo delle autorità preposte (Comune e Provincia) a gestire il bene comune». La sofferenza del dipartimento dell’Usl 9 è fatta risalire al 1994 quando si è attuata la fusione dell’Usl 10 (Treviso) e 11 (Oderzo). «I medici non riescono a rispondere a tutte le chiamate - denuncia don Geremia - molte famiglie sono costrette a rivolgersi al privato, ma poiché i costi sono proibitivi spesso è impossibile affrontare i problemi con un lavoro psicoterapeutico che può prevenire ed evitare le crisi psicotiche. E’ un segnale preoccupante che siano aumentati i Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) con l’impiego delle forze dell’ordine, proprio come un arresto, che il malato non può dimenticare molto facilmente». La Consulta diocesana non esita ad affermare che sulla base di questi risultati il lavoro dei distretti sanitari è al di sotto del minimo. «Non per mancanza di volontà del personale - ribadisce don Geremia - ma per insufficienza di risorse. Va ricordato che il Centro di Salute Mentale Treviso Nord non ha neppure una sede propria ed è ancora all’interno del reparto di psichiatria dell’ospedale». Le difficoltà delle famiglie con cui ogni giorno la consulta viene a contatto sono in aumento. Il dato è confermato dall’Associazione italiana per la tutela della salute mentale (Aitsam). «Una signora che fa capo alla nostra associazione - racconta la presidente Tali Mattioli Corona - ha un fratello di 45 anni malato, che richiede visite periodiche da anni. Deve sottostare a tempi di attesa di 60 giorni». L’impossibilità di un contatto costante con l’azienda sanitaria è espressa anche dalla cooperative che consentono il primo inserimento lavorativo dei malati. Nell’Usl 9 sono Il Solco di Musano, Alternativa Ambiente di Treviso, I Tigli 2 di Oderzo. «L’assistenza sociale che cura i rapporti è in maternità - racconta la responsabile di «I Tigli 2» Andreina Petrosso - il blocco del turn over operato dalla Regione non permette le sostituzioni». Le cooperative non desistono e ampliano le possibilità di recupero dei malati che possono scegliere tra il giardinaggio, l’assemblaggio, le pulizie, la tinteggiatura, la riparazione di giochi nei pachi.
(Michela Santi)

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