Gino Bramieri, re della barzelletta


Il fatto che sia nato in una famiglia povera e in un quartiere povero di Milano (un rione di Porta Garibaldi), dicono abbia giovato alla sua voglia di ridere e di far ridere. E Gino Bramieri è stato l'uomo delle barzellette dell'Italia del dopoguerra, dell'Italia della prima televisione, dell'Italia del boom economico, ma anche di quella delle contestazioni dei Settanta e della plastica degli Ottanta.
«Sono nato il 20 giugno 1928. Nella mia famiglia non c'erano artisti. C'era un nostro amico, Aureliano Pertile, che era uno dei più grandi tenori del mondo, che costituiva un modello per me. Volevo fare il tenore, studiai lirica e cantavo in chiesa (...) Ho fatto anche il pugilato (...) mi sono diplomato in ragioneria alle scuole serali quando già recitavo. In teatro ho esordito in prosa con la compagnia di Egisto Olivieri, nel 1943. Poi ho cominciato a fare un po' di repertorio comico nelle commedie di Gandusio e Falconi (...) Nel '48 mi sposai ed ebbi un figlio (...) Per la rivista mi scopri Macario nel '49 e mi scritturò (...) Macario era un grande direttore artistico, ma dal punto di vista umano lasciava a desiderare: non insegnava niente, voleva, pretendeva e basta».
Cosi raccontava Gino Bramieri dei suoi esordi.
Mondadori pubblica La sai questa?, libro più videocassetta curati da Roberto Buffagni (e voluto dall'attivo editor Marco Garavaglia) dedicati al profilo di uno dei comici più amati del Novecento italiano. Il libro è gustosissimo: ci sono barzellette («Scusi dottore ho la dissenteria!». «Ha provato con il limone?». «Si, ma appena lo levo, mi ritorna...»), ci sono ricordi di amici e parenti, ci sono, raccolta in forma di autobiografia, le dichiarazioni dello stesso Gino Bramieri rilasciate in varie occasioni. Ci sono anche sketch, stralci di dialoghi presi dalla rivista, persino i celebri caroselli.
La videocassetta raccoglie, senza ordine di tempo, personaggi e situazioni; non è facile selezionare e scegliere dagli archivi Rai, e qui abbiamo parecchia roba buona. Non tutta, evidentemente, e soprattutto non abbastanza del periodo giovanile di Bramieri, quando era ciccione (in seguito dimagri di 50 chili: «Avevo paura di non far più ridere», dirà).
Barzelletta: dei banditi fermano un autobus di turisti in una strada deserta della prateria. Il boss ordina: «Spogliate le donne e violentate gli uomini!». Poi si accorge dell'errore: «Volevo dire spogliate gli uomini e violentate le donne». Allora si sente una voce sottile di uomo che viene dal fondo dell'autobus: «Ah no! Quello che è detto è detto!».
Tra le curiosità raccontate da Bramieri (che mori nel 1996) ce n'è una che riguarda i suoi esordi con Macario, il suo maestro: «C'era una scena nella quale dovevo mangiare una mela, dopo di che Macario me la toglieva di mano,la morsicava lui e me la restituiva mezza sputacchiata; mi faceva uno schifo da pazzi, tanto è vero che da allora non mangio più mele».
E per chiudere un'altra delle sue storielle, quelle che raccontava con un controllo delle pause unico.
Dice il giudice: «Lei è stato sposato per dieci anni con questa donna e l'ha abbandonata senza una parola. Per quale motivo?». Imputato: «Non volevo interromperla».

Leandro Barsotti