Il sarcoma di Ewing, intacca le ossa e va subito in metastasi

Ad uccidere Marco è stato il sarcoma di Ewing, un tumore osseo maligno e molto aggressivo. Un male terribile che colpisce con maggior frequenza bambini fra i dieci e i dodici anni. Il dottor Antonio Orlando, oncologo del Ca' Foncello e volontario dell'Advar, è stato uno dei medici che ha assistito il ragazzo trevigiano negli ultimi giorni della malattia. «Si tratta di una neoplasia molto rara - spiega l'oncologo - che si osserva nelle persone di età compresa tra i cinque e trent'anni con un picco di incidenza tra i dieci e i quindici anni. La malattia colpisce le ossa più lunghe e diffondendosi attraverso il sangue arriva allo scheletro e ai polmoni». Il sarcoma di Ewing rappresenta dal 10 al 15% dei tumori ossei. Le parti più colpite sono il bacino (26%), il torace (costole, clavicole, scapole, 20%), il femore (16%), la tibia (9%), le vertebre (8%) e l'omero (5%). «È un tumore a forte rischio metastatico - continua - può presentarsi localizzato o diffuso. Nel secondo caso la metastasi si manifesta già alla prima diagnosi. Il tumore si palesa attraverso una serie di sintomi: rigonfiamenti, dolore locale, febbre, anemia e calo di peso». Il decorso, molto rapido, è modificato dalla terapia specifica. «Il trattamento è combinato ed è basato sulla chemioterapia, che riduce le dimensioni del tumore primitivo consentendo l'intervento chirurgico e l'asportazione. La radioterapia locale completa la terapia». Ma dal micidiale sarcoma ci si può salvare? «Molto dipende dalla presentazione della patologia e dalla sensibilità ai trattamenti e quindi dalla possibilità di intervenire chirurgicamente - prosegue lo specialista - le possibilità di sopravvivenza si aggirano, a cinque anni dalla diagnosi, intorno al 50%. Si tratta comunque di una remissione clinica che non esclude ricadute». Ma la terapia combinata non è stata sufficiente a salvare Marco. «Purtroppo il ragazzo era già molto grave - conclude il medico - era in fase terminale. La scelta di trasferirlo al Ca' Foncello è stato l'ultimo intimo desiderio della famiglia. I genitori avrebbero voluto portarlo a casa e il saperlo almeno nella sua città è stato per loro motivo di conforto». (v.d.z.)