E' morto Bruno Caneva fu accusato della strage di Pedescala


di Antonio Garzotto
PADOVA. E' morto ieri a Mendoza, citta argentina ai piedi delle Ande, dov'era emigrato subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale assieme al fratello Adelmo, l'ex repubblichino Bruno Caneva, vicentino di origine, che era stato coinvolto nella terza inchiesta della Procura militare di Padova per l'accertamento delle responsabilità sull'eccidio di Pedescala, compiuto il 30 aprile 1945 da un reparto nazista per rappresaglia contro l'uccisione da parte dei partigiani di due moticiclisti tedeschi.
Nella strage morirono 82 persone: vecchi, donne e bambini. L'inchiesta della magistratura con le stellette di Padova dopo la fine del conflitto si concluse con una prima arcihivazione, ma venne clamorosamente riaperta nel 1996, quando in un armadio della Procura generale militare di Roma vennero rinvenuti centinaia di fascicoli dimenticati di stragi naziste in Italia e tra questi la prima archiviazione del massacro di Pedescala.
Nell'estate di quello stesso anno il pm militare Sergio Dini iscrisse nel registro degli indagati i nomi dei due fratelli asiaghesi Bruno ed Adelmo Caneva, che subito dopo la fine del conflitto si erano rifatti una vita in Argentina. Nei primi mesi del 1997, però, la Procura chiese per la secondo volta l'archiviazione dell'inchiesta, che alla fine di febbraio 1998 fu accolta. Poi il colpo di scena, quando il Comitato vittime civili di Pedescala rintracciò alcune testimonianze inedite: due uomini riferirono di aver visto tra i militari tedeschi comandati per la rappresaglia un soldato indicato come «Caneva». Un italiano emigrato in Francia aveva addirittura riferito che il Caneva era in paese durante l'eccidio.
Tanto bastò perché il nome di Bruno finisse ancora nel registro degli indagati e il 5 ottobre 1999 il procuratore militare di Padova, Maurizio Block, si recò a Mendoza per interrogare l'ex repubblichino, che respinse ogni accusa e spiegò che in nessun modo avrebbe potuto essere a Pedescala il giorno della strage, perché negli ultimi giorni dell'aprile 1945 era in ospedale militare a Merano, ricoverato per una grave ferita a un braccio. Furono effettuate delle verifiche, furono esaminati dei documenti «di dubbia valenza» (scrisse Block nella terza richiesta di archiviazione) «ma le deposizioni che vorrebbero Caneva sul luogo dell'eccidio non sono processualmente utilizzabili e nessuna prova che Caneva avesse partecipato moralmente o materialmente alla strage». Istanza accolta dal Gup Roberto Rivello pochi giorni dopo.
Una settimana fa il presidente argentino Nestor Kirchner aveva assicurato al Centro Simon Wisenthal che si sarebbe interessato per estradare Caneva in Italia, richiesta che la Procura militare non aveva mai avanzato.