Tecnosistemi, porte aperte a Infracom


VERONA. A spingere sono soprattutto le banche, che vestono in un caso i panni del creditore e nell'altro quelli di azionista. Alcune banche, infatti, vedono con particolare favore l'acquisizione di Tecnosistemi da parte di Infracom. La società creata nel '90 dallo spin off delle fibre ottiche di proprietà di Autostrada Brescia-Padova (Serenissima) può essere l'ultima spiaggia per Tecnosistemi, il cui amministratore delegato Lucia Morselli il 28 luglio presenterà la proposta di amministrazione controllata o straordinaria. La trattativa per Tecnosistemi non esaurisce, peraltro, le iniziative tendenti a espandere ulteriormente Infracom. Nuovi soci potrebbero entrare nell'autunno prossimo e fra questi spiccano Autobrennero e Autovie Venete.
Prima degli incontri con Alberto Rigotti, presidente di Infracom, i vertici di Tecnosistemi avevano valutato altri possibili partner. Fra gli altri era stato approfondito il confronto con la padovana Finmek, il cui azionista di riferimento Carlo Fulchir di frequente si fa tentare dall'ambizione di tentare di risollevare aziende decotte. Ma stavolta la partita di Finmek non è andata a segno.
Una parola decisiva spetta alle banche, posto che l'indebitamento netto di Tecnosistemi raggiunge la soglia di 158 milioni di euro, mentre il patrimonio netto appare negativo per 84 milioni e il fabbisogno di cassa è attestato attorno a 30 milioni di euro. Almeno una dozzina di banche preme dunque per evitare che i finanziamenti erogati alla società svaniscano in un clamoroso crack. Il gruppo Tecnosistemi. Il tribunale di Milano nell'udienza del 18 settembre deciderà sull'istanza di fallimento presentata da alcuni creditori.
Come si vede pesa poco il 60% che fa capo al fondatore Mario Mutti. Azionisti di minoranza sono Meliorbanca, il fondo Star Venture e Aletti Merchant (gruppo Banco Popolare di Novara, a sua volta socio di Infracom). Fra gli istituti più esposti, con 15,7 milioni di euro, figura pure Unicredit (socio di Infracom). A riprova della delicatezza della situazione, Unicredit banca d'impresa nella riunione del consiglio di amministrazione di inizio settimana ha deliberato la cancellazione di crediti per 11 milioni di euro. Numeri che illuminano come le banche abbiano un ruolo fondamentale nello strettissimo passaggio che può evitare a Tecnosistemi il fallimento. Secondo lo schema operativo sin qui discusso con Infracom, gli istituti bancari sarebbero disponibili a tramutare i crediti in azioni, riservando alla società presieduta da Rigotti la maggioranza assoluta. Le banche ridurrebbero a zero i debiti e consegnerebbero Tecnosistemi ricapitalizzata. Il quantum dell'assegno di Infracom non dovrebbe a quel punto costituire ragione di diatribe.
Se le condizioni finanziarie possono apparire allettanti, però, il management di Infracom non è del tutto persuaso dalle sinergie attivabili sul piano industriale. Del gruppo Tecnosistemi fa parte una quarantina di aziende. In questo cospicuo network, che comprende anche controllate in Spagna e Brasile, spiccano varie imprese ex Italtel e in modo particolare emerge Tfs (manutenzione e installazione di reti telefoniche). Si tratta di versanti che non coincidono con l'attività principale di Infracom, che di mestiere non si occupa di realizzare infrastrutture tecnologiche. Ma è pure vero che appena una decina di giorni fa Infracom s'è aggiudicata l'appalto, in associazione temporanea di impresa con Brennercom e Sirti, per la realizzazione della nuova rete in fibra ottica dell'autostrada A22 del Brennero. Il progetto, del valore complessivo di 2,6 milioni di euro, prevede la realizzazione della nuova rete entro il 2003 e la gestione del backbone stesso per i successivi 5 anni. Tale iniziativa è sintomatica della volontà di ampliare il raggio d'azione e di candidare Infracom a un ruolo autenticamente nazionale fra gli operatori di telecomunicazioni a servizio delle imprese. E' possibile che AutoBrennero decida di entrare nel capitale di Infracom, come il neo governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, vedrebbe con favore la possibilità che Autovie Venete scorpori la sua rete di fibra ottica e la conferisca al gruppo veronese in cambio di una quota di capitale. Nella medesima direzione va il confronto in corso con il gruppo Gavio, secondo polo autostradale italiano, quasi monopolista nel settore Nord-Ovest. Astm Tlc, società dedicata da Gavio alla gestione delle telecomunicazioni, potrebbe unire le forze a Infracom.
Tante caselle in movimento. A innescare il processo, anche quanto a varie proposte di rilevare società di telecomunicazioni note e però in stato pre-fallimentare, è stata senza dubbio l'acquisizione di Autostrade tlc. Mettendo assieme Atlc (39,4 milioni di ricavi) e Infracom (83 milioni) è nato un operatore di primo rango. Il direttore generale di gruppo Infracom, Giovanni Zola, stima di arrivare quest'anno a un fatturato consolidato attorno a 150 milioni di euro. Nel 2000 i ricavi erano stati esattamente di un decimo.

dall'inviato Paolo Possamai