Colori e disegni prima dei trailer Il cinema rivisto nei manifesti

GRADO. «Fogli di carta come canzonette: lo sfondo di privati amarcord, capaci di riportarti a certi momenti della tua vita, impedendoti di perderli». Federico Fellini amava raccontarli cosi, i manifesti del cinema: come fossero perennemente sospesi fra evocazione e memoria, fra l'audacia dell'immaginazione e i brividi impalpabili di un immaginario formato celluloide. Certo non doveva essere facile, venti, trenta o magari quarant'anni fa - prima di sottostare al diktat dei computer e della Tv - imbrigliare in un'istantanea pittorica tutte le suggestioni di un film, intuire e catturare i desideri più reconditi degli spettatori, mandarli al cinema con la forza artigiana e irresistibile di un manifesto. Era questo il compito di maestri del cartellonismo cinematografico come Sandro Symeoni, Ercole Brini, Giuliano e Lorenzo Nistri, Enrico De Seta, Nano Campeggi, o come Marcello Colizzi, Arnaldo Putzu, Renato Ferrini, Ermanno Iaia e Otello Innocenti. Artisti capaci di tramandare al nostro ricordo non solo il cinema nobile e d'autore, ma anche le produzioni meno blasonate, se non addirittura il trash della cinematografia nazional-popolare. Un affettuoso omaggio a questi creativi comunicatori, armati solo di estro e pennello, arriva dal grande percorso espositivo allestito al palacongressi di Grado e nel castello medievale di Gorizia, dal 26 luglio al 23 agosto: «Il cinema immobile - manifesti e cartellonisti dagli anni Sessanta agli anni Ottanta» titola la mostra curata dal critico cinematografico Sergio Naitza, forte di un menù di 960 portate. 960 manifesti disposti senza etichetta di genere o tipologia: dallo spaghetti western al thriller, dalla commedia erotica al fantastico, dal porno all'avventura, dalla farsa al poliziesco all'italiana, dall'horror al kung-fu. E in mostra il pubblico ritroverà volti e protagonisti familiari - Edwige Fenech e Laura Antonelli, Giuliano Gemma e Lando Buzzanca, Renzo Montagnani, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per fare solo pochi nomi - ma anche attori di vocazione teatrale, prestati al cinema per qualche tempo, come Carlo Giuffrè, o nomi che hanno brillato una sola stagione. Certo a Grado l'arte cartellonistica è di casa, visto che le pubblicità dell'Isola del Sole si sono affidate, nei secoli, alla creatività di artisti come Auchentaller, Dudovich, e più recentemente Mattotti. Sarà piacevole addentrarsi nel cuore della città, dove locali ed esercizi esporranno pezzi originali della mostra, cosi da introdurre il pubblico e i turisti alle atmosfere dell'iniziativa. Negli spazi del Castello Medievale di Gorizia sarà allestito un secondo percorso: una vetrina dedicata ai manifesti delle produzioni cinematografiche sceneggiate da Sergio Amidei. E ai due percorsi espositivi di Grado e Gorizia si affianca l'iniziativa di un ex tempore di scrittura aperto a tutti gli autori interessati. L'idea è quella di poter tradurre in racconti il vissuto personale di memorie e ricordi, aneddoti intorno al cinema. Una commissione di critici, giornalisti e operatori individuerà una decina di elaborati, fra quelli pervenuti entro e non oltre il 25 agosto 2003, di una misura compresa fra 3mila e 6mila caratteri. I racconti selezionati verranno inseriti in una pubblicazione edita che diventerà testimonianza tangibile e vitale del Cinema Immobile. (Info: tel. 040.3480832, 040.762667)
(Daniela Volpe)