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Lavitola, spunta il contratto con Telespazio

ROMA «A dimostrazione del fatto che non volessi nascondere assolutamente niente, nello zainetto ci sta pure un altro contratto di Telepazio, per non so, sessantamila dollari o cento». Apre e chiude una brevissima «parentesi» Valter Lavitola, in carcere a Napoli con le accuse di false fatturazioni per i finanziamenti dell’Avanti e di corruzione internazionale, durante il suo interrogatorio del 18 aprile davanti al gip. Non va avanti perché il pm lo interrompe, l’esame del capitolo Finmeccanica infatti è rinviato. Della vicenda Lavitola avrebbe parlato a lungo nel corso del suo ultimo interrogatorio, il 25 aprile, quando sarebbe stato affrontato in particolare il ruolo della società panamense Agafia, che avrebbe incassato commesse milionarie dal gigante italiano. «Agafia non è mia» afferma Lavitola durante l’interrogatorio, ma secondo gli inquirenti, invece, sarebbe a lui riconducibile. Non ammette nulla davanti ai pm Lavitola, che definisce una «provvigione» i 20 milioni chiesti all’imprenditore Angelo Capriotti per il suo ruolo di mediatore nell’affare da 170 milioni, poi sfumato, per la costruzione di quattro nuove carceri a Panama. Al pm che cerca di capire se i soldi fossero destinati a «meccanismi pubblici», ossia se Martinelli «è un corrotto, o lei un millantatore o Velocci un bugiardo», replica: «Una miscela tra le ultime due ipotesi». E una delle presunte tangenti panamensi, 60 mila euro, racconta, era in realtà la restituzione di un prestito necessario per comprare baccalà a Bahia. L’ex direttore dell’Avanti ribadisce invece la sua amicizia con l’ex premier Silvio Berlusconi e le sue pressioni per ottenere i contributi per l’editoria: «Io chiamo a Berlusconi e gli dico: presidente, guardi che quello stronzo di Tremonti non vuole finanziare il capitolo, mi ha detto che però se ci parla lei questo qua lo fa». Mentre a Napoli c’è un primo scarcerato, Enzo Ghionni, docente universitario e consulente dell’Avanti (ora con obbligo di dimora), a Bari si consolida la gravità della posizione di Lavitola. La Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere decisa a ottobre dal gip nell’ambito dell’inchiesta sul giro di escort nelle residenze di Berlusconi e ribadita dal Riesame il 22 novembre. Contro il provvedimento aveva presentato ricorso l’avvocato Gaetano Balice, ma il sostituto procuratore generale della Cassazione Luigi Riello ieri ha chiesto e ottenuto la conferma della misura, disposta nei confronti di Lavitola con l’accusa di avere indotto l’imprenditore Giampaolo Tarantini a mentire ai pm in cambio di almeno 500 mila euro. Per il magistrato è «configurabile» infatti la sussistenza del reato. Nell’inchiesta pugliese, secondo quanto riferito da Balice, non sarebbe invece indagato Berlusconi. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA