17 aprile 2012 —
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sezione: Attualità
NAPOLI. DallAmerica Latina al carcere di Poggioreale. Valter Lavitola, faccendiere ed ex direttore dellAvanti, latitante a Panama dall11 ottobre scorso, è stato arrestato allalba di ieri dopo essersi costituito al suo arrivo in Italia. Su di lui pendeva un ordine di arresto della procura di Napoli con laccusa di estorsione allex premier Berlusconi in concorso con limprenditore pugliese Tarantini e la moglie. «Ho paura della prigione ma non ne posso più», aveva detto alla partenza da Buenos Aires.
Maglioncino bianco sotto un piumino smanicato, jeans e scarpe da ginnastica, Lavitola è atterrato a Roma accolto da finanzieri e agenti della Digos che gli hanno notificato due nuovi mandati di arresto della procura napoletana con accuse che vanno dallassociazione per delinquere e appropriazione indebita di 20 milioni delleditoria, alla corruzione internazionale per presunte tangenti pagate al governo di Panama in cambio di un appalto da 176 milioni per costruire carceri. I nuovi filoni dinchiesta raccontano anche le rivelazioni spontanee fatte il 17 febbraio scorso dalla sorella del faccendiere, Maria, secondo cui Lavitola avrebbe avuto intenzione di chiedere 5 milioni di euro a Silvio Berlusconi. E se il leader del Pdl non avesse pagato, Lavitola «avrebbe avuto tutte le giustificazioni, anche morali, per dire tutto quello che sapeva su Berlusconi». La donna ai magistrati ha anche detto di temere il fratello Valter: «Era un manesco, mi picchiava».
Nel primo filone la procura ha chiesto larresto ai domiciliari anche del senatore Sergio De Gregorio, per il quale è stata trasmessa la richiesta alla giunta del Senato. Secondo le accuse del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, Lavitola e De Gregorio sono stati i promotori di unassociazione per delinquere per ottenere fondi per leditoria attraverso la International Press, società editrice dellAvanti.
Per laccusa, Lavitola quale dominus e coamministratore di fatto della International Press e De Gregorio quale socio effettivo dal 1997 e coamministratore occulto della stessa società hanno ricevuto oltre 23 milioni di contributi per lAvanti dal97 al 2009 facendo risultare falsi requisiti. Le nuove ordinanze nascono dallindagine sulla P4 e sugli appalti Finmeccanica di cui il faccendiere era consulente e hanno portato a dieci arresti, sei in carcere e quattro ai domiciliari. Diciannove gli indagati. In prigione, oltre a Lavitola, sono finiti Vincenzo Ghionni, Angelo Capriotti, Paolo Passalacqua, Claudio Fagiano e Enzo Valori, ai domiciliari Roberto Cristiano, Santo Antonio Bifano, Patrizia Gazzulli.
I magistrati, che stanno facendo accertamenti anche su 500 mila euro che Lavitola avrebbe ricevuto da Forza Italia, considerano che le somme illecitamente incassate sulleditoria sono state successivamente distratte dalle casse della societa e destinate a soggetti domiciliati allestero attraverso il ricorso a documenti contabili circa costi mai effettivamente sostenuti. Da questo filone emerge anche la testimonianza del commercialista di De Gregorio Andrea Vetromile, ex responsabile dei conti di alcune società del senatore. Ascoltato il 29 febbraio dai magistrati, luomo ha detto che il passaggio di De Gregorio dallIdv, partito nel quale fu eletto la prima volta nel 2006, al centrodestra, fu lautamente remunerato. Vetromile ha parlato anche dei rapporti del senatore De Gregorio con esponenti di vertice della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della polizia di Stato, e anche molto stretti con il generale Nicolò Pollari, ex capo del Sismi.
Nel secondo filone, quello sulla corruzione internazionale, Lavitola è accusato di aver ricompensato con utilità e somme di denaro in contante il presidente di Panama Ricardo Martinelli, destinatario anche di una valigetta piena di soldi, il ministro della giustizia Roxana Mendez e altri esponenti di governo.
Teste chiave di questo filone dinchiesta è Mauro Velocci, presidente del consorzio dimprese che avrebbero pagato tangenti per costruire carceri. «Lavitola mi ha raccontato che lui era il pupillo di Craxi e che quando Craxi, da latitante, fuggì in Tunisia, a lui (Lavitola) era affidato il compito di portare i soldi in contante da Berlusconi a Craxi che si trovava in Tunisia».
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Ferruccio Fabrizio