ARCHIVIO Trentino dal 2004

Un anno non tutto da buttare

(segue dalla prima pagina)

di Paolo Mantovan
Apartire dal lavoro (migliaia di posti persi) per passare all’ambiente (nube di cenere, marea nera) o, restando al nostro Trentino, con la sensazione che l’onda possa allagare anche questo piccolo mondo che si basa su Provincia e Coooperazione. La Provincia, per bocca del suo presidente, ha annunciato che è finita l’epoca in cui era una «grande mamma», con le grandi tette (aggiungo io); la barca della Cooperazione invece, non è naufragata (ci mancherebbe), ma ha mostrato molte falle. E allora vai via, strabenedetto 2010, lascia il posto all’anno che verrà. Anche se, ahinoi, c’è già chi si premura di farci sapere che il 2011 sarà peggiore del 2010. Lo ha detto il sindaco di Trento Alessandro Andreatta che, davanti a una crisi “materiale”, ci sprona tutti a fare volontariato (per recuperare i valori con cui si possono affrontare i momenti delicati, o, forse, per non aggravare il deficit degli enti pubblici).
 Se il 2011 sarà peggiore del 2010 (io di certo non me lo auguro) allora è il caso di recuperare le belle notizie dell’anno che si sta chiudendo. Ci ho provato. Mi son messo di buzzo buono a scervellarmi e ho fatto una fatica bestia. Ho chiesto ad amici e colleghi: “Dieci secondi di tempo: ditemi cosa vi viene in mente di bello del 2010”. Hanno impiegato buoni dieci minuti (qualcuno ha pure rinunciato), altro che dieci secondi, e hanno pensato a cose lontane: la riforma sanitaria di Obama, il nobel al dissidente cinese Liu Xiaobo, i minatori cileni intrappolati nel ventre della terra e salvati. Per carità, buone notizie. Ma lontane. Non sono pessimista di professione, è il 2010 che ci ha messo del suo. Alla fine di questo sforzo di memoria, comunque, qualcosa ho recuperato, ma penso sia giusto non dimenticare anche qualche dolore: in fondo un anno della nostra vita è sempre un patrimonio, nel bene e nel male. Tranquilli, non mi metto a snocciolare una lunga rassegna di notizie. Tiro fuori solo qualcosa che forse può aiutarci a guardare oltre. Tre sensazioni raccolte nella nostra terra e tre immagini catturate qui, in Italia e in Spagna.
 Sulle sensazioni comincio con la bella infornata di giovani sindaci e alcuni giovanissimi presidenti di Comunità di Valle: sperando che non tradiscano le attese (e che non invecchino sulle poltrone), bisogna segnalare che quest’anno in effetti il Trentino ha mostrato la volontà di voltare pagina, affidandosi a nuove generazioni. E’ di buon auspicio.
 In secondo luogo - e in parte connesso - mi viene in mente la voglia di partecipazione che riaffiora: penso a certi Comitati (come quello contro l’inceneritore) che - al di là di come li valutiamo - mostrano di voler impegnarsi a tutto tondo, studiando e preparandosi, non soltanto ribellandosi; e penso alla nascita di qualche gruppo che tenta di organizzare scuole di politica (è il caso di NuoveVie) perché l’esperienza dei più anziani venga condivisa con la curiosità dei giovani.
 Infine la sensazione che ci sia molta meno gente che si lamenta. Strano, direte. Eppure, in un anno più duro dei precedenti, pare che pian piano entri in gioco la consapevolezza che occorre darsi da fare e mettersi in gioco, anziché lamentarsi. È una sensazione. Spero di non sbagliare.
 Le immagini. Comincio da lontano. E guardo la foto in cui è ritratto il ct della Spagna campione del mondo di calcio, Vicente Del Bosque, che corre incontro al figlio down, Alvaro 15 anni, entrambi con le braccia tese, pronti ad abbracciarsi. Commovente e