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Brunello: «In quota, dove la musica ha un suono unico»


Sorridente e circondato da una corona di pareti rocciose e nuvole, Mario Brunello troneggia nella copertina del libretto dei Suoni delle Dolomiti. Il grande violoncellista interpreta lo spirito della rassegna nel modo più pregnante: con il proprio strumento ha scandagliato le sonorità che la montagna sa restituire. Tra i riverberi delle rocce e quelli degli abeti nel bosco, sui tappeti erbosi e nelle nicchie naturali, lo strumento di Brunello ha cercato ispirazione e restituito emozioni, ha disegnato le splendide melodie di Bach e si è alimentato del rapporto particolare con il pubblico. Quest’anno il musicista veneto sarà a Passo Rolle per un’Alba delle Dolomiti il 24 luglio, con un’orchestra di 24 violoncelli, poi al Passo Brocon, nel Tesino, per una performance che inizia nella nottata del 26 luglio e si conclude all’alba del giorno successivo (vedi il programma a fianco), un trekking notturno con il pianista Andrea Lucchesini, il violinista Marco Rizzi, il violista Danilo Rossi con il giornalista e scrittore Paolo Rumiz. «Il mio rapporto con I Suoni delle Dolomiti è di grande affetto: fa ormai parte della mia agenda», racconta Brunello. «Ogni anno c’è una striscia riservata sul mese di luglio: mi tengo libero e penso a un nuovo progetto».
 Quest’anno la sua partecipazione inizierà con il Cello Raduno. Come è possibile un’orchestra di soli violoncelli?
 
Il violoncello è lo strumento che più si avvicina al corpo umano: è un corpo di legno al quale sono applicate delle corde. Ha caratteristiche vicine agli umani, per l’estensione della sua voce e per le sue dimensioni. E’ uno strumento che più di altri, per la sua versatilità timbrica, è adatto a formare un’orchestra omogenea, un coro. Per il progetto ho contattato un gruppo di ex allievi e di amici che potevano condividere questa esperienza e che mi hanno risposto con entusiasmo. Il programma comprende Wagner e Mozart, ma come sempre sarà soggetto all’ispirazione del momento.
 E cosa ci anticipa del trekking notturno e dell’alba a Passo Brocon?
 
L’idea nasce dall’attenzione a chi lavora in montagna. La malga è un luogo un po’ dimenticato, luogo di lavoro duro, sul quale vorremmo sviluppare la nostra riflessione. Dunque nelle malghe il gruppo di musicisti con il narratore Paolo Rumiz si fermerà, e si alterneranno musiche e racconti, in piena notte. Un intercalare che non ha un vero programma, che si svilupperà nel corso della camminata.
 Poi arriva l’alba.
 
Al Passo Brocon abbiamo intenzione di eseguire il quartetto con pianoforte di Schumann, una delle opere più belle mai scritte, amata da tutti noi.
 Lei è stato protagonista di molte albe, con Erri De Luca, Margherita Hack, Umberto Galimberti, Alessandro Baricco: quale ricorda in modo particolare?
 
Fu proprio la prima alba, al rifugio Alimonta, alla quale le parole di Erri De Luca diedero un significato particolare, che ci fece capire la forza di questo momento. Erri interpretò l’alba in modo profondo, ricco di senso.
 Lei ha registrato di recente l’integrale Suite di Bach per violoncello: che ruolo hanno avuto le Dolomiti nella preparazione di questa interpretazione? Hanno avuto un ruolo fondamentale. Nelle esecuzioni in montagna, di anno in anno, ho scoperto un suono, quello che io sento come il suono vero, che nelle sale di concerto non si può sentire. Uno dei parametri principali è la particolare risonanza, ma ci sono altre dinamiche, legate alla vicinanza del pubblico. Cose che fanno parte del mio modo di suonare e di pensare alla musica, che ho cercato di trasferire nella registrazione.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Giuseppe Segala

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