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Lutto per i parà, niente corteo per Frapporti

 ROVERETO. Con una motivazione sorprendente - ieri, hanno spiegato in commissariato, era giornata di lutto nazionale in concomitanza con i sei paracadutisti morti in un attentato a Kabul e si volevano evitare tensioni in città -, il corteo cittadino organizzato dai parenti e dagli amici di Stefano Frapporti non ha ottenuto i permessi di polizia necessari. Dunque il ritrovo si è risolto in piazza Loreto: un paio di centinaia di persone hanno partecipato all’assemblea, che però non si è potuta spostare da lì. A garantire il rispetto del divieto c’era un nutrito numero di agenti in divisa e in borghese, che ha tenuto controllato a distanza il gruppo. Al quale, fin dall’inizio della vicenda legata alla morte di Frapporti si sono aggregati gli anarchici. Dopo i disordini scoppiati due domeniche fa durante il corteo degli alpini, le forze dell’ordine si sono presentate in massa all’appuntamento. Che comunque si è svolto con ordine, ospitando interventi di conoscenti e amici del muratore morto suicida in carcere il 21 luglio poche ore dopo essere stato arrrestato per possesso di hashish. «Io non scordo Stefano Frapporti» c’era scritto sullo striscione più in alto. Fa ancora discutere, dunque, il caso del muratore di Isera, 49 anni, incensurato, che viene fermato per strada da due carabinieri in borghese, perquisito senza che gli si trovi nulla addosso e poi sottoposto a perquisizione domiciliare, durante la quale viene trovato un etto di hashish. Amici e parenti, che chiedono chiarezza sulla vicenda, continueranno a ritrovarsi ogni martedì sera alle 20.30 al circolo operaio di Santa Maria.