02 settembre 2009 —
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sezione: SpettacoloCultura e Spettacoli
Grande alpinismo, grandi personaggi e grande commozione sabato scorso al Gran Hotel di Passo Carezza Due le ricorrenze da festeggiare: i 101 anni dallapertura, ad opera della guida cortinese Angelo Dibona, della prima ascensione sulla Ovest della Roda di Vael - la «Parete Rossa» nel gruppo del Catinaccio - e i 51 anni dellapertura della via Buhl, ad opera dei tedeschi Lothar Brandler e Dietrich Hasse, anno di grazia 1958. Salite storiche raccontate, oltretutto, nella bella mostra fotografica e di cimeli alpinistici allestita al Grandhotel.
La serata di sabato è stata una passerella tra alcuni dei monumenti viventi dellalpinismo degli ultimi sessantanni, una sorta di staffetta fra i pionieri della Parete Rossa e i giovani leoni della libera, tra lalpinismo di ieri e quello di oggi.
Per capire labisso che li separa - dal punto di vista dellapproccio alla parete e del concetto stesso di alpinismo - basta vedere lelenco di materiale da spedizione himalayana che Cesare Maestri e Claudio Baldessari portarono con sé per la loro celeberrima direttissima in artificiale portata a termine nel 1960. Un elenco che fa impressione: 400 chiodi normali, 300 a espansione, 100 moschettoni, 50 cunei di legno, 15 staffe, 600 metri di cordino, 4 corde da 50 metri, due amache, materiali di riserva e persino un cric da autovettura per svellere i chiodi dalla parete. Davvero altri tempi.
La bella iniziativa di sabato, voluta dallAzienda di Soggiorno di Nova Levante ha visto sfilare nomi di gran classe del verticale. Tra gli altri: Erich Abram (autore con Schrott di una bella via nel 1967), Cesare Maestri, Dietrich Hasse, Claudio Baldessari, Christoph Hainz, Hainz Mariacher, Luisa Iovane, Oswald Celva, i fratelli Florian e Manfred Riegler, Valentin Pardeller, Luidfried Oberrauch, Luis Vonmetz. E poi ancora Emiliano Wuerich e Quinto Romanin, protagonisti con Bepi de Francesch nel 1962 dellapertura della Via del Concilio.
La parete Ovest della Roda di Vael è sempre stata nella storia nellalpinismo una «palestra» straordinaria per i più forti arrampicatori, «firme» importanti sulle vie che negli anni sono state aperte. Nel 1908 la strapiombante, gialla, muraglia venne vinta dalla grande guida cortinese Angelo Dibona - assieme a Verzì, Broome e Coming - che non utilizzò nessun chiodo.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta e oggi su quella parete sono state tracciate vie di difficoltà estrema e di concezione assolutamente moderna, come «Moulin Rouge», aperta nel 2002 da Cristoph Hainz e Oswald Celva e che picchia davvero duro con il suo XI-.
Le vie da ricordare, cosa che è stata fatta sabato scorso con grande passione dagli organizzatori della serata, però sono davvero molte. Anche tra le vie cosiddette storiche, non ci sono solo le grandi vie di artificiale su quei gialli strapiombanti (Concilio, Maestri, la Buhl di Brandler) ma anche itinerari che non sembrano affatto invecchiare e che ancora oggi - per intuizione, linea e bellezza dellarrampicata - sono ancora da standing ovation. Una su tutte: la via aperta nellagosto del 1947 dal bolzanino Otto Eisenstecken con Flor Rabanser di Siusi e Luidfried Oberrauch. Quatreocento metri di V+ e VI da leccarsi i baffi. E Oberrauch era lì in sala a ricordarla e a prendersi tutti gli applausi che si meritava. Applausi indirizzati, idealmente, a tutti i protagonisti di unepopea dellalpinismo e che su quella parete hanno lasciato tracce più leggere e vie meno estreme o forse solo meno note, come il fassano Luigi Rizzi, autore di una bella diretta.
A tutti i protagonisti di ieri e di oggi è stata regalata una grande fotografia personalizzata della Roda di Vael con tutti gli itinerari più significativi - quelli che in un modo o nellaltro hanno segnato unepoca - lasciando poi ad ognuno la possibilità di ricordare la propria impresa, di commuoversi, di raccontare e di trasmettere al pubblico tutto lamore per la montagna e per il verticale che ha segnato la loro vita.
(m.f.)