ARCHIVIO Trentino dal 2004

Galleria rinnovata aspettando i soldi da Roma


 ROVERETO. E’ una canna di cannone lunga dieci chilometri che spara 500 metri cubi di acqua al secondo a una velocità di 11 metri al secondo. Quando si mette piede nella galleria Adige-Garda al di là delle paratoie che tengono buono il fiume è inevitabile che un brivido scenda lungo la schiena. «Tranquilli - dice l’ingegner Mauro Rigotti dei Bacini montani alla cinquantina di insoliti visitatori - perchè l’unico che può azionare le paratoie verrà con noi». La proposta di visitare l’impressionante opera «scolmatrice» è arrivata dal circolo culturale della circoscrizione di Marco ed è stata accolta da molta gente. Si tratta di una struttura unica in Italia, realizzata in due momenti (dal 1939 al ’43 e poi dal 1954 al 1959) e che costituisce l’ultima grande opera di regolamentazione delle acque dell’Adige dopo i grandi stravolgimenti operati dall’impero austroungarico per la rettifica del corso. Erano stati gli stessi austriaci a pensare ad un’opera del genere, destinata a scarica le piene dell’Adige nel lago di Garda per slavare la bassa Vallagarina e il veronese dalle frequenti esondazioni. Due devastanti piene di inizio ’900 convinsero a trasformare il progetto in realtà. Il cantiere fu diviso in due: una partenza da Mori e una da Torbole e costò la vita a una quindicina di operai, un “sacrificio” inserito addirittura nel preventivo dell’opera.
 La galleria è passata alla Provincia nel 2000; prima era gestita dal Magistrato delle acque. La Provincia ha dovuto subito intervenire per un riammodernamento di tutta la struttura: dai sistemi di sicurezza ai meccanismi, dalle paratoie all’impermeabilizzazione interna. Dopo un primo contributio statale, il governo ha fatto finta di dimenticarsi di pagare le rate, ma l’obiettivo principale della Provincia è quello di garantire l’efficienza e la sicurezza dell’impianto. Alcuni lavori sono stati conclusi nei mesi scorsi, ma la galleria dimostra ancora una buona tenuta tanto da essere senz’altro efficiente qualora ce ne fosse bisogno. Le due canne d’ingresso confluiscono immediatamente in una sola che ha il diametro di circa 8 metri. E’ questa che scende con una pendenza minore all’1 per cento fino a Torbole, seguendo un dislivello di 100 metri. Sopra la testa i paesi di Nomesino, Manzano, il lago di Loppio.
 La carovana di auto che è scesa nel tunnel ha fatto alcune soste per notare le curiosità della galleria. La star è senza dubbio una specie di radice - o forse è uno strano fungo? - che fa scendere i suoi lunghissimi filamenti dal soffitto fino a terra: è lì da sempre. Ma ci sono anche i pittoreschi disegni tracciati dal calcare sulle pareti, oppure gli zampilli dell’acqua di falda che approfittano di qualche crepa nel cemento per sbucare nel tunnel. Se all’inizio della gita sotterranea si riscontra solo un po’ di umidità nell’aria, mano a mano che si procede verso Torbole, il rigagnolo d’acqua che scorre sul fondo diventa sempre più considetente: alla fine finiscono nel lago con costanza circa 500-600 litri di acqua al secondo. La maggior parte si cattura quando si passa sotto il lago di Loppio, la cui fine si deve proprio alla costruzione dell’Adige-Garda.
 Un viaggio affascinante che ha scatenato anche la fantasia su un possibile utilizzo alternativo. C’è chi suggerisce una bella funivia per portare i turisti al lago, oppure una ciclabile da sfruttare nei tempi in cui la galleria non serve, fino al più fantascientifico tunnel per le auto. «Ipotesi nemmeno mai prese in considerazione - taglia corto l’ingegner Rigotti - visto che lo scopo di questa galleria è chiaro e la sua utilità è oggettiva ancora oggi».
- Robert Tosin