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Unicredit, perdite record. Sospesa: -12,6%

 ROMA. La grande paura in Italia prende le sembianze di Unicredit, fino a ieri il terzo gruppo bancario europeo per capitalizzazione. Bastano le voci su un coinvolgimento nel crac della tedesca Hypo Re per far scattare una marea di vendite. Il titolo precipita così velocemente che la quotazione viene sospesa una, due, tre volte. Quando Piazza Affari chiude la banca ha lasciato sul terreno il 12,6% del proprio valore e si ferma a 2,59 euro per azione, quanto valeva oltre 10 anni fa. Per avere un’idea: passano di mano in un giorno 448 milioni di azioni (il 3,3% del capitale), lunedì erano passate di mano altre 310 milioni di azioni, la media mensile solitamente è 177 milioni. «Io non sono pessimista sul futuro» dice Silvio Berlusconi.
 «Lo scenario nel quale ci troviamo è difficile, nessuno sa valutare esattamente quanto a lungo e quanto a fondo avvertiremo gli effetti della crisi finanziaria. Io non sono pessimista sul futuro, dico questo non per fare ottimismo, ma perché il nostro Paese ha gravi problemi, ma anche le condizioni per superarli».
 Parole che non bastano a portare tranquillità in Borsa. Così come quelle dell’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo. «Se guardiamo all’operatività - dice Profumo - noi siamo tranquilli. Qualunque cosa succeda nel mondo essendo grandi in Germania e in Centro ed Est Europa si pensa che si sia impattati». Insomma, è la tesi di Profumo, paghiamo la nostra internazionalizzazione. Anche il Financial Times è d’accordo con lui: «Paga il prezzo della maggiore internazionalizzazione rispetto alle altre banche italiane».
 Ma la paura è qualcosa che non si arresta facilmente, non con le chiacchiere. Giulio Tremonti convoca per la terza volta in 10 giorni il «Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria». Con Draghi, governatore di Bankitalia, il presidente Isvap, Giannini, quello di Consob, Cardia e il direttore generale del Tesoro, Grilli, discutono per due ore sulla situazione di banche e assicurazioni italiane. Alla fine un comunicato che vuole rassicurare le piazze finanziarie, investitori e, soprattutto, piccoli risparmiatori. «Le analisi condotte - recita la nota del ministero del Tesoro - confermano che le conseguenze sul sistema bancario e assicurativo italiani rimangono contenute e che la situazione della liquidità delle banche italiane è adeguata». Poi un’aggiunta: «Il Comitato ha convenuto sull’opportunità di mantenere sotto costante osservazione la situazione e di tenere periodiche riunioni di aggiornamento». Come nel famoso comunicato dell’8 settembre 1943: «La guerra continua». Intanto Consob ha dato il via ai controlli sulle cosiddette «vendite allo scoperto». Giorni fa erano state emanate norme severe, si vuole scoprire se sia state violate, se qualcuno ne abbia approfittato per speculare.
 Liquidità, parola magica sui mercati in questi giorni. «La situazione di liquidità è molto rilevante - dice ancora Alessandro Profumo a chi gli chiede se sia preoccupato del tracollo Unicredit - anche se non dovessimo accedere al mercato fino alla fine dell’anno non è assolutamente un problema. Resteremo liquidi». E’ sempre la banca di un gruppo con 40 milioni di clienti, 180mila dipendenti, 10mila 300 filiali in Europa e nel mondo, che ha fatto proventi operativi per quasi 30 miliardi di euro, che ha un attivo totale di 1.021 miliardi e 758 milioni di euro. In Italia sono nel gruppo Unicredit, Banca di Roma, Carire, il Banco di Sicilia. Poi Profumo spiega quanto avvenuto in Germania con Hypo Re, la società immobiliare salvata dalle banche private. «Le banche private sono coinvolte per 35 miliardi e il rischio eventuale è di 3 miliardi. Noi abbiamo il 10% del sistema delle banche private. Non prevediamo rischi specifici».
 Domani Tremonti sarà in Parlamento per illustrare la Finanziaria. Parlerà anche della crisi dei mutui. «Ci deve dire quanto grave è l’infezione - dice Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia - questa tempesta non può essere l’alibi per restare con le mani in mano, serve trasparenza e occorre intervenire sui redditi». Un intervento lo chiede anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: «Da parte del governo è necessaria una politica forte a supporto del sistema imprenditoriale italiano, perché, in una situazione di questo tipo, è fondamentale che alle aziende non manchi il credito e che in un momento di difficoltà non si trovino sole ma vengano supportate». «Serve equilibrio fra Stato e mercato - dice Giulio Tremonti - alcuni dicono che questo debba essere affidato alla tecnocrazia. Credo che sia un errore storico. Il confine è fra ciò che è etico e ciò che non è etico».