30 luglio 2008 —
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sezione:
Cronaca
TRENTO. Niente Co2, non un microgrammo di polveri sottili, neppure un filo di fumo. Riscaldare (e rinfrescare) la propria abitazione ad emissioni zero si può. Come? Recuperando lenergia dellacqua di falda, che viene pompata in superficie, utilizzata come climatizzatore e restituita in ambiente. Lo dimostra lo studio realizzato, su commissione del Comune, alla Stain Engineering di Trento, società specializzata nella progettazione di impianti elettrici e meccanici e nellanalisi del comportamento energetico degli edifici.
Lo studio è stato curato da Antonio Danesi, amministratore della società, e dal collega ingegnere Fabrizio Andreatta. «Tutto è nato - spiegano i due tecnici - da un dialogo con Giovanni Segatta, dirigente del Servizio ambiente, che ci ha affidato uno studio di fattibilità per il recupero energetico dallacqua di falda al fine di ottenere un edificio ad emissioni zero». Di esso si parla anche nel piano Trento per Kyoto, che contiene le linee di indirizzo di Palazzo Thun per ridurre gli inquinanti e risparmiare energia nel rispetto dellambiente.
«Lidea è di sfruttare due tecnologie: la pompa di calore, una macchina che recupera lenergia geotermica per riscaldare e raffrescare gli ambienti, a seconda della stagione, e i pannelli fotovoltaici, che forniscono lenergia necessaria a rendere utilizzabile la pompa». Attraverso questi strumenti - continuano Danesi e Andreatta - «otteniamo un sistema ad emissioni zero che è in grado di climatizzare in caldo e in freddo unabitazione, un complesso di edifici o un quartiere».
Perché lacqua di falda? Intanto perché nella Valle dellAdige è presente, a profondità che variano mediamente dai 10 ai 20 metri, in grande abbondanza. Poi per la sua temperatura costante durante larco dellanno (dai 12 ai 14 gradi) che offre il vantaggio di garantire un rendimento altrettanto costante dellimpianto.
La pompa di calore - in soldoni - è come un grosso frigorifero, che prende il caldo al suo interno e lo porta allesterno. Per farlo produce calore. Allo stesso modo, la pompa riscalda lacqua di 4-5 gradi per raffreddare lambiente destate, e fa lopposto in inverno.
I vantaggi in termini di rendimento energetico sono notevoli: con 1 Kilowatt utilizzato, se ne producono 4,5. Evidenti anche i vantaggi ambientali, se si pensa alle emissioni cancellate. Trattandosi però di una metodologia recente, mancano informazioni certe sullimpatto causato sulla falda. «Tramite questo processo - dicono i due progettisti - si modifica la temperatura dellacqua e questo potrebbe, a livello puramente teorico, alterarne la microbiologia. Inoltre cè chi teme uninterazione dinamica fra le falde cittadine, che sono interconnesse». In attesa di maggiori elementi, e con lauspicio che siano compiuti approfondimenti in materia, la Provincia mantiene una posizione di prudenza.
Tuttavia in altre realtà geografiche questa tecnologia è già incentivata: basti pensare ai Navigli di Milano, dove fra laltro la falda è troppo alta e il prelievo offre il duplice vantaggio di ridurne il volume.
Cè poi una seconda tipologia di pompe, chiamate a circuito chiuso (per differenziarle dalle prime, a circuito aperto), che non prelevano lacqua ma inseriscono in profondità (fino a 130 metri) delle sonde che scambiano calore con il terreno (o le falde). Queste sono presenti in provincia di Bolzano e, in maniera massiccia, in Svizzera, dove è stata anche compiuta una mappatura del territorio che illustra, zona per zona, qual è il vantaggio energetico derivante.
Le incognite connesse con le dinamiche di falda vengono meno, ma i costi sono più elevati. Tuttavia anche le pompe a circuito chiuso rappresentano una valida alternativa alle caldaie. E non solo dal punto di vista ecologico. Già, perché questo sistema, oltre che a zero emissioni, può dimostrarsi anche un ottimo affare nel lungo periodo. Il costo iniziale dellimpianto è elevato: se si considerano tre appartamenti di 100 metri ciascuno, la quota parte che il proprietario di ciascuno dovrà pagare sarà di 8.700 euro per il circuito chiuso e 4.500 per laperto, rispetto ai 1.400 per la caldaia. Ma dopo ventanni il costo attualizzato (fra acquisto dellimpianto, manutenzione ed energia) sarà di solo 5 mila euro per il circuito aperto (grazie agli incentivi concessi per il fotovoltaico), di 16 mila per il chiuso e di 23 mila per la vecchia caldaia. Bocciata dallambiente e dal portafoglio.
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Luca Marognoli