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Lapiana diventa Nano ma al Cuminetti dimostra d’essere cresciuto


 TRENTO. Ai Vetrozero, band-rivelazione tutta trentina l’onore di aprire il concerto di sabato in un Cuminetti caloroso e gremito per l’atteso ritorno di N.A.N.O. - al secolo Emanuele Lapiana. Una serata di forti emozioni, note vibranti sul palcoscenico lunare sapientemente bagnato da effetti di luce e sonorità pulite.
 Si comincia con “Vetrozero”, biglietto da visita della giovane band dal repertorio più classico dei cinque, che non lascia spazio né a presentazioni, né a dubbi: lo show acustico è raffinato nei giochi ritmici, che fondono le voci di pianoforte (Jacopo Mazzonelli.) e chitarra (Glauco Gabrielli, Alessio Zeni) con Jacopo Valenti al basso e le percussioni di Daniele Bonvecchio; così come nelle scelte tematiche - intime, riflessive e introspettive - coniugate da prove lessicali delicate e convincenti.
 Tra “Contagocce”, new-entry nel repertorio di casa (fra i titoli dell’album in prossima pubblicazione) e “Pellicola”, i Vetrozero non si fan mancare proprio nulla: per “Io+solo-vivo” le morbide atmosfere del saxofono vanno ad abbracciare il sound acustico che scivola, brano dopo nota, parola dopo parola, in “Grisù”, “Ermodinamica”,”Soffiando” e ancora “Treno freno”. Fino al più delicato e azzeccato epilogo di “Ninna-nanna”, sfumato in pianoforte e voce, testamento sentimentale della band per i fans.
 La seconda parte è tutta per N.A.N.O., ritorno in grande stile. Il palcoscenico si fa luce e ritmo inondato da ricercati effetti elettronici, suoni sperimentali, timbri alternativi e sonorità vibranti, che graffiano la professionalità e la profondità del sound del leader: quella che fa di N.A.N.O. un vero e proprio marchio di stile.
 Il songwriter, già leader dei COD - probabilmente il miglior gruppo trentino di sempre nell’ambito del rock alternativo - non smentisce le attese attingendo a piene mani dall’acclamato lavoro “Mondo Madre” (uscito nel 2007 per l’etichetta Fosbury) accompagnato da tre ottimi musicisti.
 E’ un dialogo quello che Emanuele intesse dal palco, magnetico, concreto e sofisticato nei testi, come nell’impatto scenico. E lo spazio del concerto vale il plauso del pubblico, che ne apprezza brani come “Nano svizzero” (”Il prossimo brano riguarda me, ma anche alcune persone presenti: ho sempre un ritardo cronico”) che esordisce con “Sono in ritardo, amo il ritardo e lui ama me”; diretto e incisivo si evolve in”Canzone di cemento armato”, cornice ideale per esprimere la necessità di non arrendersi mai; ancora, dolce e realistico, imbocca la strada di “Anna”, per tornare a parlare di amore,”quello che a volte si fa difficile”. La N.A.N.O.-band non sbaglia un colpo e assesta quello finale d’effetto sulle note di “Idalì” - Italia in cinese - che affronta il tema più che mai attuale della criminalità organizzata vista dall’esterno, anzi dall’estero.
 “E’ proprio bello tornare a casa, ragazzi”, confessa un compiaciuto Emanuele. E ci si augura sia tornato per restare.
- Sara Losa