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«Taglio delle tasse non urgente, prima la scuola»


 TRENTO. «La globalizzazione ha portato vantaggi. Se tornassimo indietro con misure protezionistiche sarebbe una catastrofe». Emma Marcegaglia non è d’accordo con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e lo dice chiaramente. La nuova guida di Confindustria prende le distanze anche da Berlusconi: «Il taglio delle tasse non è la cosa più urgente. Prima potenziamo scuola e università». Terzo distinguo dal governo, quello sulla cordata per Alitalia: «La vera soluzione è un partner internazionale».
 Nel festival dei forfait (oggi nella sala Depero dovevano esserci anche Massimo D’Alema, Gianfranco Fini e Antonio Catricalà) la Marcegaglia è diventata il personaggio più importante di questa edizione. E lei, senza farsi pregare, ha elargito al pubblico accorso in massa per ascoltarla giudizi e ricette per nulla scontati. Una su tutte, la valutazione sul fisco: «Il taglio delle tasse non è tra le prime cose che farei. Ci sono paesi con un’imposizione fiscale più alta della nostra, ma che hanno scuole e università di alto livello e un welfare in grado di aiutare i cittadini a reggere bene la globalizzazione».
 E’ arrivata puntuale a bordo di un’Audi A8 blu, circondata da quattro agenti di scorta, in camicia bianca e pantaloni neri. Ha parlato di protezionismo insieme a Mario Monti.
 L’ex commissario europeo ha anche avuto modo di elogiare Bill Gates, l’uomo cui ha comminato una multa da 400 milioni per abuso di posizione dominante: «Gates insieme a Jean Monet è l’uomo simbolo della globalizzazione». La Marcegaglia è stata meno filosofica: «I vantaggi della globalizzazione sono più degli svantaggi. Innanzitutto, mezzo miliardo di persone non sono più povere, poi l’Europa ha raggiunto il livello degli Stati Uniti. Certo, ci sono vincitori e vinti». Gli sconfitti, appunto. Quelli, secondo la presidente, se la sono cercata: «Sono rimaste spiazzate le aziende con produzioni a bassa qualità che sarebbero comunque state messe fuori gioco dall’innovazione tecnologica». Il problema, però, non riguarda la parte più moderna del paese: «Il problema dell’Italia è che c’è una larga parte dell’economia fatta di imprese che non lavorano in un regime di concorrenza, sono monopolisti o imprese che gestiscono servizi pubblici locali che hanno scarsa efficienza. Sono loro che devono migliorare, non dobbiamo chiuderci per proteggere questo settore. All’Italia conviene l’apertura ai mercati internazionali, chiudersi vorrebbe dire avere minore possibilità di crescita».
 La giovane presidentessa di Confindustria è apparsa scettica sulla fantomatica cordata nazionale evocata da Silvio Berlusconi per Alitalia: «E’ una disfatta del paese dovuta a una cattivissima gestione. Ora dobbiamo trovare un partner internazionale per una soluzione di mercato. Se c’è anche una cordata, ben venga, ma la strada maestra è quella di un partner che rilanci Alitalia attraverso scelte anche impopolari».
 Il dibattito, poi, ha affrontato il tema della competitività del sistema paese. Monti ha spiegato: «Noi non abbiamo ancora compiuto il transito verso una produzione ad alto valore aggiunto. Molti altri paesi europei lo hanno fatto e i consumatori sono ben contenti che ci sia la globalizzazione perché ne vedono gli aspetti positivi». Per la presidentessa degli industriali la strada da percorrere per passare all’economia evoluta evocata da Monti è una sola: «Al primo posto devono venire la scuola, la ricerca scientifica e l’università. Se la globalizzazione è molto aggressiva, si deve rispondere anche con un forte stato sociale, ma il vero modo di affrontarla sul lungo periodo è dare strumenti ai propri cittadini. Dobbiamo avere un capitale umano preparato, istruito, aperto alle novità. I nostri figli dovranno vedersela con i cinesi e gli indiani, ma anche con gli immigrati di seconda generazione che avranno una grande voglia di crescere, di migliorare la propria condizione. Per fare questo bisogna investire in istruzione e ricerca. Purtroppo, l’Italia è molto indietro. Finora, nel mondo della scuola e dell’università c’è stato un egualitarismo al ribasso che ha premiato i docenti più anziani, non i migliori».
 La Marcegaglia non dimentica le ricette care a Confindustria. Taglio della spesa pubblica, certezza del diritto, investimenti in infrastrutture. La lista delle cose da fare è lunga. Monti ha chiesto di farle presto: «C’è la maggioranza più forte e coesa degli ultimi tempi. Molti membri del governo sono più maturi. Il fattore tempo è cruciale. Le riforme si possono fare subito». La Marcegaglia ha rincarato la dose: «Le riforme istituzionali, dal federalismo al resto le facciano tutti insieme. Sul resto, il governo dovrà agire avendo il coraggio di fare anche scelte impopolari».
- Ubaldo Cordellini

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