ARCHIVIO Trentino dal 2004

Piccolo grande Nano


 TRENTO. Si chiama Emanuele Lapiana, è trentino di Trento, ha 37 anni e ha fatto un po’ di strada nel mondo della musica prima di farne tantissima, e fuori metafora, nel mondo e basta, come esportatore di prodotti alimentari. Cantautore dalla penna originale e dalla voce new wave, Lapiana è stato ed è tuttora l’anima dei C.O.D, band trentina che nel ’96 ha vinto ben tre concorsi rock nazionali: Ritmi Globali, Enzimi e Rock Targato Italia, realizzando due album - “La velocità della luce” del 1999 e “Preparativi per la fine” del 2005 - che la critica ha trattato piuttosto bene.
 Ma mentre i COD - che nel 1999 hanno aperto i concerti italiani degli Skunk Anansie - seguono il loro percorso senza illusioni ma con coerenza, il loro leader, il suddetto Emanuene Lapiana, all’improvviso sfodera il soprannome con cui è noto «fra quelli che mi amano davvero», ovvero N.A.N.O. e con quello debutta come cantautore dando fondo a voce, chitarar e computer. Con un album, “mondo/madre” (etichetta Fosbury), che in questi giorni è supportato online dal video de “Il nano svizzero” disponibile su youtube.
 Ma perché N.A.N.O. e perché puntato come un acronimo?
 
Nano perché non sono proprio altissimo e perché mi hanno sempre chiamato così, e puntato come C.O.D., un semplice vezzo.
 E perché un percorso parallelo, lontano dai C.O.D.?
 
Semplice: i C.O.D. ci sono e ritorneranno in scena perché sono una band basata su una solida amicizia prima che su un progetto artistico, ma sono comunque il parto di un’ altra età, quella della giovinezza. NANO invece è il frutto dell’esperienza, della maturità, dell’avere una famiglia e un lavoro che mi porta in giro per il mondo. Giro un sacco, vedo, conosco, tratto cibo e quindi cultura e “altre” culture. E tutto questo, raccolto su appunti accumulati in viaggi aerei e dentro camere d’albergo e sparsi un po’ ovunque, finisce dentro le mie canzoni.
 Nessuna frustrazione, nel dover fare un “vero” lavoro per vivere anziché quello del musicista full time?
 
Assolutamente no, perché le due cose si nutrono a vicenda. Certo, manca il tempo e c’è più stress, a vivere così, ma va bene, va bene.
 In giro per il mondo e poi di nuovo a Trento. Com’è la propria città, vista da lontano?
 
Trento da lontano è molto più bella che da vicino, tornare a casa è sempre piacevole. Vista da fuori, meno bella è l’Italia in generale, e la prina canzone, “I da lì” parla proprio di questo.
 Un album che andrebbe portato anche sul palco, o no?
 
Certo. Ho già fissato una data a Mantova il 22 maggio e poi, udite udite, a Trento, Teatro Cuminetti il 7 giugno con la mia band. Non è proprio un traguardo, anche se da giovane ho faticato a trovare spazi in regione perché la mia band non faceva le cover.
 Altri progetti?
 
Oh sì: ci tengo a far sapere che Federico Fiumani, grande cantautore e anima dei mitici Diaframma, mi ha chiesto di incidere una cover dei Diaframma nella compilation dedicata appunto allo storico gruppo fiorentino leader della new wave anni Ottanta. Il mio nome comparirà accanto a quelli dei Marlene Kuntz e di altre band importanti. L’uscita è prevista per il 5 maggio.
- Fabio Zamboni