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«Stiamo mettendo la freccia sul Pdl»


 TRENTO. Arriva trafelato da Lecco, si ferma un’ora e riparte sparato per Verona. Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini sembra come la pallina del flipper, ma quando si ferma un attimo per il forum nella redazione del Trentino il suo sorriso si allarga: «Stiamo mettendo la freccia il sorpasso è vicino, molto vicino». L’ottimismo, però, non gli fa perdere grinta, tanto che attacca Gianfranco Fini per le sue dichiarazioni contro le autonomie speciali, accusate di sprecare denaro pubblico: «Fini sbaglia. Le regioni a statuto speciale sono un esempio di buon governo». Al suo fianco durante il forum il capolista alla Camera Gianclaudio Bressa, che era suo vice al gruppo del Pd a Montecitorio, il candidato al Senato nel collegio di Trento Mauro Betta.
 Onorevole Franceschini, si parla di un possibile rinvio delle elezioni a causa della riammissione del simbolo della vecchia Dc presentato da Pizza. Lei cosa ne pensa?
 
Noi siamo contrari. Sarebbe un evento sciagurato, un danno per tutto il paese, per la sua credibilità internazionale. Una cosa scorretta nei confronti degli elettori italiani. Il problema deriva da una lista collegata al partito di Berlusconi. Penso che debbano darsi da fare per far capire che c’è un interesse superiore dell’Italia. Ricordo che questo è un provvedimento cautelare del Consiglio di Stato, comunque ci sia dia da fare per riammettere la lista, senza rinviare le elezioni.
 A voi del Pd non conviene rinviare per un po’ di tempo dovendo recuperare terreno?
 
Abbiamo da tempo messo la freccia. Purtroppo non si possono diffondere i sondaggi, ma il sorpasso è molto vicino. Ci sono molti segnali che ce lo indicano.
 Ci credete?
 
Basta girare per il paese per vedere che l’aria è cambiata. Le piazze in cui va Veltroni si stanno riempiendo sempre di più. Per la prima volta vengono da noi persone che non avevano mai votato per il centrosinistra e che ci dicono di voler votare per il Pd. A me non era mai capitato in campagna elettorale di incontrare gente che votava Forza Italia o An e che adesso dice di voler votare noi.
 La partita decisiva si gioca al nord?
 
La partita decisiva è in tutta Italia perché si vince con un voto in più. Nel nord c’è più spazio per la rimonta e mi pare che i segnali vadano tutti in quella direzione. Ieri e oggi ho fatto tutta la Lombardia e c’è un’attesa fortissima, anche perché gli italiani hanno capito bene che c’è un prodotto nuovo sul mercato politico. Non c’è più il vecchio centrosinistra. Noi non proponiamo più una coalizione a nove partiti in cui ognuno esercita un potere di interdizione, un veto. Proponiamo una strada veramente europea. Vincendo le elezioni, avremo un premier che sarà capo del governo e capo del partito e avrà la maggioranza da solo, con un unico gruppo parlamentare. Ci sarebbe piaciuto che anche il centrodestra avesse intrapreso questa strada. Loro, in realtà, sono le stesse persone degli ultimi 14 anni. Con gli stessi problemi e la stessa litigiosità di sempre.
 La campagna elettorale come va?
 
Stiamo incontrando più gente possibile. Non si decide tutto in televisione. Dobbiamo ascoltare il paese. Gli italiani non vogliono più coalizioni troppo frammentate. Vogliono semplificazione. Noi volevamo farla con una nuova legge elettorale, ma ce lo hanno impedito. Hanno fatto cadere il governo Prodi con il tradimento di alcuni senatori che sono stati ricompensati con candidature sicure. Ma hanno fatto un calcolo sbagliato e se ne pentiranno amaramente nei prossimi giorni.
 Il Pdl è convinto di vincere alla grande.
 
Loro si portano dietro la stessa litigiosità di sempre. Berlusconi è un guascone simpatico, scherza e poi si smentisce, anche attaccando Napolitano ha fatto l’ennesima gaffe. Con lui le abbiamo viste tutte, la gente ha voglia di cambiare.
 Lei nomina Berlusconi, Veltroni, invece, lo definisce il leader dello schieramento avversario. Perché?
 
Io ormai mi sono abituato a nominarlo più volte al giorno. Walter faceva il sindaco e non aveva sempre a che fare con lui.
 In Trentino Alto Adige avete stretto un’alleanza territoriale con l’Svp senza il simbolo del Pd. E’ questo il futuro, con partiti territoriali laddove necessario?
 
In Trentino, alla Camera la legge elettorale è la stessa del resto del paese e il Pd è presente in maniera chiara. Al Senato c’è una legge diversa, con collegi uninominali, e questo porta a composizioni diverse. Noi abbiamo stretto ancora una volta un’alleanza tra noi e le forze autonomiste che rispetta la storia di questa regione. Un’alleanza costruita attorno ad un programma condiviso e ad un percorso comune del passato. Il Pd, comunque, è già un partito diverso da quelli del passato. Avrà un grande rispetto per le peculiarità locali e per le autonomie speciali.
 Non avete paura che i senatori della Svp votino per il governo Berlusconi?
 
Con lo Svp abbiamo un rapporto chiaro e trasparente, tra persone serie. Non passeranno dall’altra parte.
 Quando nascerà il Pd in Trentino?
 
Alla Camera la lista ha il simbolo del Pd, quindi politicamente c’è già. I tempi e le modalità della nascita del partito, poi, le decideranno i quadri del partito di Trento. Noi abbiamo lasciato tutti i margini di autonomia sui tempi ad una provincia che ha peculiarità storiche e statutarie.
 Fini ha detto che le autonomie sono uno spreco di denaro pubblico per le tante consulenze che danno. Lei che ne pensa?
 
Fini sbaglia. Io la penso in modo esattamente opposto. Nel nostro dna c’è il rispetto delle autonomie. Le regioni a statuto speciale sono partite storicamente per delle ragioni legate a peculiarità territoriali e ad esigenze di tutela delle minoranze linguistiche. Nel frattempo, in particolare in Trentino Alto Adige, sono diventate modelli di buon governo. Quindi, mi sembra che si debba, semmai, esportare il modello del buon governo di queste parti nel resto del paese.
 Il governatore veneto Galan spara a zero sull’autonomia.
 
Magari il Veneto arrivasse ai livelli di buona amministrazione della provincia di Trento e del Friuli Venezia Giulia.
 Cosa pensa dei tanti referendum territoriali nei comuni di confine che aspirano ad entrare in Trentino Alto Adige?
 
E’ un problema che sta crescendo. Per alcuni di questi comuni ci sono ragioni storiche, per altri invece, la voglia di cambiare regione è dovuta solo alla forte disparità di trattamento.
- Ubaldo Cordellini