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Usa: Pechino parli con il Dalai Lama


 ROMA. Serve un’iniziativa europea per affrontare l’emergenza Tibet. A lanciare la proposta è il presidente Napolitano, in visita ufficiale in Cile: «Sia l’Italia che l’Unione Europea hanno mostrato un impegno costante per la difesa dei diritti umani. Il ministro degli Esteri italiano è pronto a dire la sua nella sede più appropriata, il Consiglio dei ministri dell’Ue».
 Più tardi, da Brindisi, è intervenuto anche il numero uno della Farnesina Massimo D’Alema: «Continueremo a chiedere che cessi la repressione e si scelga la via del dialogo. Questa è la posizione italiana ed europea». La Farnesina ha convocato oggi l’ambasciatore cinese Sun Yuxi.
 Intanto, prosegue il duello a distanza tra Stati uniti e Russia. Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha chiesto alla Cina di aprire un dialogo con il Dalai Lama e di far terminare gli scontri in Tibet. La Rice ha parlato mentre era in volo diretta a Mosca: «Si tratta di una sorta di occasione mancata da parte dei Cinesi di impegnare l’autorità morale del popolo tibetano (il Dalai Lama) e spero che essi trovino ancora il mezzo di farlo». Il segretario di Stato ha poi assicurato che parlerà della questione con il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi.
 A difesa di Pechino, è intervenuta Mosca. Per il governo russo è «inammissibile» ogni tentativo di politicizzare le Olimpiadi, mentre le relazioni tra il Dalai Lama e la Cina sono definiti «affari interni». Mosca si augura che «le autorità cinesi facciano tutti i passi necessari per far cessare tutte le azioni illegali e assicurino al più presto la normalizzazione nella regione autonoma» del Tibet. Quest’ultima, per la Russia, è «parte inseparabile della Cina». Nel comunicato diffuso ieri dal ministero degli Esteri russo, c’è spazio anche per un commento sulle prossime Olimpiadi: per Mosca «la parte cinese garantirà il più alto livello dell’organizzazione dei Giochi olimpici, compresa la sicurezza». Anche l’Europa fa sentire la sua voce, cercando di mantenere un difficile equilibrio tra le due parti: «Siamo molti preoccupati per gli eventi in Tibet. Chiediamo alle autorità cinesi moderazione nella loro reazione, ma anche ai manifestanti di evitare la violenza», ha dichiarato Christiane Hohmann, portavoce del Commissario europeo alle relazioni Esterne Benita Ferrero-Waldner. Per l’Unione europea, la strada da seguire non è il boicottaggio: «Non sarebbe un modo appropriato di rispondere al problema dei diritti religiosi ed etnici dei tibetani», ha continuato Hohmann, accennando poi a un’altra forma di risposta senza scendere nel dettaglio. Le diplomazie europee rimangono molto prudenti, forse in attesa di una posizione comune. Il ministero degli Esteri francese «richiama l’attenzione sull’importanza di rispettare i diritti umani», mentre il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier chiede alla Cina la «massima trasparenza possibile».
- Gabriele Carchella