ARCHIVIO Trentino dal 2004

Giorgio Tononi: più della politica potè la famiglia


Non è mai stato un purosangue della politica, ma neanche un ronzino. Si autodefinisce un semplice ma attento amministratore della cosa pubblica. Non di più. Nella sua vita, da democristiano, Giorgio Tononi, che ormai ha 75 anni ben portati, ha fatto il sindaco di Trento per dieci anni e poi per altri dieci l’assessore provinciale. Da sindaco andava e tornava dall’ufficio a casa a piedi o in autobus. Idem da assessore. Mai si è vista davanti a casa sua, una casetta bifamiliare in una viuzza del rione Bolghera, un’auto blu ad aspettarlo. Di lui, sempre e tutti, avversari e amici (se amici in quel partito ce ne sono mai stati) hanno detto che è un politico onesto. Ed egli si affretta ad aggiungere: “Sia chiaro, non sono, e giustamente, l’unico politico onesto. Non ero, voglio dire, una mosca bianca.”
 Come padre di famiglia, invece, - ma lui naturalmente si schermisce - è stato davvero un purosangue. Se, infatti, non è per il figlio Giulio (47 anni), neuropsichiatria e ricercatore di valore mondiale, professore ordinario alla Università Madison negli Usa, filosofo, scrittore, se non è per lui - si diceva - è per l’altro figlio, Massimo (43 anni), che si parla della famiglia Tononi. Massimo è stato scelto da Romano Prodi come sottosegretario all’Economia, risultando, anche se ciò conta poco, il più ricco dei governativi. Ti credo!, con il ruolo che aveva a New York nella banca internazionale Goldmann Sachs, ruolo di consulente dei piani di fattibilità per operazioni economiche mondiali. E per finire c’è Marcello (37 anni), anche lui, come il fratello Massimo, un bocconiano. Giulio è laureato invece in Medicina a Pisa. Il più piccolo - sussurra Tononi con i capelli bianchi dritti come fusi - è quello che gli ha dato quello che gli altri due non hanno potuto dargli: la vicinanza fisica ai genitori. Marcello lavora infatti in banca qui in regione e si fa vedere con frequenza.
 Tanto per dire, ad esempio, circa la fama del figlio Giulio: martedì scorso 1 maggio, come ulteriore e certo non ultima tappa dei traguardi scientifici raggiunti, il Corriere della Sera titolava a sei colonne in cronaca “Così il cervello dorme a comando. Nasce la macchina del sonno.” E spiegava che Giulio Tononi dell’università Madison nel Wisconsin è riuscito in questa impresa che potrebbe risolvere alla base i problemi degli insonni. Di Giulio, ormai cittadino americano, Giorgio Tononi parla ancora, si infervora a spiegare che in lui ricerca scientifica e filosofica si intrecciano, che egli ha il massimo rispetto per la Chiesa cattolica mescolato, però, in una continua ricerca della verità, in tutti i settori e non soltanto quelli trascendentali. E’ sul figlio Massimo che, per non stizzirlo, l’ex sindaco non vuole dire alcunché. E’ sposato, ha due figlie. Stop. Alza gli occhi al cielo per dimostrare però soltanto rispetto davanti alla scelta di massima riservatezza del figlio.
 Giorgio Tononi è in pensione da dieci anni e può fare a tempo pieno e da volontario il presidente della Croce Rossa trentina. Tornare a fare politica non è neanche pensabile un po’ perché sul piano del servizio alla collettività ha già dato, un po’ perché la minestra riscaldata non gli piace, un po’ - c’è da sospettare - perché vuole dormire sonni tranquilli, molto perché, a fare il presidente della Croce Rossa, è sufficientemente impegnato per rimanere brillante con il cervello.
 “Non stia a scriverlo - dice serio - ma io qui lavoro volentieri perché prendo due piccioni con una fava: faccio un servizio pubblico e mantengo la lucidità intellettuale”. Sa bene perché sono andato a trovarlo, ma è difficile stanarlo. Alla politica, cioè - parole sue - ha dato molto e ricevuto altrettanto, compresa qualche amarezza che, comunque, aveva messo nel conto. Alla famiglia - sempre parole sue - ha dato molto e ricevuto moltissimo, ma... “Ma - precisa tossicchiando di commozione - gran parte della formazione del carattere dei figli è opera di mia moglie Marisa, della mamma, cioè. Se io nella vita ho rappresentato per i figli un punto di riferimento, la mamma è stata il polo, la calamita, l’indirizzo delle loro esigenze e della soluzione dei problemi.”
 Poi, convinto di non essere stato sufficientemente chiaro, aggiunge in politichese: “I miei figli avrebbero avuto difficoltà senza di me, ma io avrei avuto maggiori difficoltà senza mia moglie”. Di più non dice. Politica e famiglia non sono confrontabili. E’ impossibile dire dove ha avuto più soddisfazioni. Coglie l’occasione, però, per darmi una notizia omogenea alla chiacchierata, ovvero sui trentini che si stanno facendo onore nel mondo. Su proposta di Ferruccio Pisoni, presidente della “Trentini nel mondo”, sta lavorando ad un libro che raccolga biografie, ruoli, importanza sociale, culturale ed economica dei trentini di prima, seconda o terza generazione che, fuori dal Paese, hanno successo.
 “Sarà - mi spiega - un’impresa difficile non tanto scovarli, quanto piuttosto trovare i giusti parametri di giudizio, i ruoli ufficiali, le etichette corrette per poterli inserirli o meno nel libro. Di trentini, sconosciuti a noi ma con un gran nome all’estero, ce ne sono a bizzeffe. Recentemente ho saputo di una trentina laureata in Fisica a Trento, sposata con un fisico nucleare italiano, che vivono e hanno una grande fama negli Usa.” E adesso, una volta tanto apertamente orgoglioso dei figli, sorride: “Giulio e Massimo il loro posto nel libro lo avranno.”
- Giorgio Dal Bosco