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Telecom, «progetto Rete» degli spioni

 MILANO. Sull’inchiesta dei trenta dossier illegali Telecom, che ha portato agli arresti di 14 persone, emergono «inquientanti conferme del progetto Rete», ovvero la presenza di una struttura occulta di pubblici ufficiali formata per raccogliere informazioni riservate. Pierluigi Iezzi, ex responsabile della sicurezza Pirelli, e chiamato in codice dagli indagati «Generale Cadorna», è ritenuto dal gip di Milano, Giuseppe Gennari, «colui che, dopo l’interruzione dei rapporti tra l’agenzia investigativa Global Service e Telecom, garantisce la prosecuzione degli incarichi con Pirelli». In sostanza la Pirelli nel 2005 e 2006 conferisce incarichi alla Global per milioni di euro. Operazioni sospette che, per il gip, rimandano ai dossier illeciti che riguardavano «soggetti appartenenti a gruppi terroristici e organizzazioni eversive». E ieri sono stati interrogati Diego Tega ex ispettore della guardia di finanza e collaboratore dell’investigatore privato Marco Bernardini, della Global Service, e Amedeo Nonnis, artificiere della questura di Milano, considerato il responsabile dell’ufficio della Global in città. Ed è proprio Bernadirni, gola profonda dell’inchiesta, che ha indicato la presenza di una rete occulta creata per spiare. Bernardini, ex Sisde, racconta che Angelo Jannone, uno dei responsabili della sicurezza Telecom, aveva pensato di attivare presso le varie regioni italiane una serie di sensori che potessero avvisare in tempo reale tutto ciò che all’interno delle forze di polizia potesse riguardare le attività del gruppo Pirelli Telecom.
 Della rete Toscana era incaricato Edoardo Dionisi (carabiniere, arrestato due giorni fa), per il Lazio era stato contattato un sottuficiale del Ros di Roma e in Sicilia due sottuficiali del Ros di Catania. Amedeo Nonnis e Mirko Ferrari si occupavano invece della rete Liguria, mentre per quella di Venezia vi era un sottuficiale dell’Arma in congedo soprannominato «Flash», il quale aveva compito di capo maglia. «Tutti i capo maglia», racconta Bernardini, «venivano retribuiti da me con 1.000 euro al mese e poi con gettoni pari a 3-400 euro ogni volta che fornivano una notizia». (a.g.)