04 giugno 2006 —
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sezione: Provincia
BORGO. Sala gremita di pubblico in Municipio per la serata sul tema Africa: voci di donne, organizzata dallAccri (Associazione di cooperazione cristiana internazionale), con la preziosa collaborazione di Comune e biblioteca. Una scelta non casuale e quasi obbligata, visto che proprio lex assessore comunale di Borgo, Marco Galvan, è uno dei due volontari inseriti in un progetto dellAssociazione in Ciad, nel cuore dellAfrica sub-sahariana, dove opera in ambito agricolo come volontario a fianco dei tecnici e della popolazione locale. Proprio nella scia di questo progetto di cooperazione allo sviluppo, è nata lidea della serata, che è stata «unoccasione di incontro, confronto e discussione fra diverse voci, di differenti paesi, di un Africa al femminile, per aprire una finestra su una realtà di genere spesso profondamente diversa, e costruire ponti tra luoghi e culture differenti».
Dopo un breve intervento di introduzione e di saluto del sindaco, la parlamentare Laura Froner, la giornalista del Trentino, Milena Di Camillo, ha introdotto largomento, soffermandosi sul ruolo subalterno della donna a livello planetario, ma soprattutto evidente nei paesi più poveri, mettendo nel contempo in evidenza la necessità della globalizzazione ed il pericolo concreto di trasformarla in un nuovo tipo di colonizzazione. Sono poi intervenute le relatrici, portando luditorio a riflettere su di una quotidianità diversa dalla nostra, ma ugualmente coinvolgente. Sarah Bengo, insegnante e mediatrice culturale, ha parlato delle condizioni della donna africana e delle enormi difficoltà cui si trova a dover far fronte, costretta a lavorare in famiglia e nei campi, e perennemente alle prese con le guerre, lAids e mille altre difficoltà. «Lavorare in ufficio o in città è un sogno irraggiungibile: possiamo solo pensare alla sopravvivenza ed al sogno grande di avere cibo a sufficienza per tutti». Valentine Nganga, insegnante del Kenia, ha parlato a tutto campo di educazione, ricordando che «se istruisci un bambino, istruisci un uomo; ma se istruisci una bambina, istruisci unintera famiglia». Ha inoltre evidenziato lestrema difficoltà per accrescere la propria cultura. «I bambini sono costretti a lavorare, a trovare e trasportare lacqua e ad aiutare nei campi: per lo studio non cè tempo. La frequenza delle scuole, anche superiori, è discretamente aumentata, anche fra le ragazze, ma la preparazione non è poi sufficiente a trovare un lavoro». (s.b.)