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Piace l’Africa al femminile

 BORGO. Sala gremita di pubblico in Municipio per la serata sul tema “Africa: voci di donne”, organizzata dall’Accri (Associazione di cooperazione cristiana internazionale), con la preziosa collaborazione di Comune e biblioteca. Una scelta non casuale e quasi obbligata, visto che proprio l’ex assessore comunale di Borgo, Marco Galvan, è uno dei due volontari inseriti in un progetto dell’Associazione in Ciad, nel cuore dell’Africa sub-sahariana, dove opera in ambito agricolo come volontario a fianco dei tecnici e della popolazione locale. Proprio nella scia di questo progetto di cooperazione allo sviluppo, è nata l’idea della serata, che è stata «un’occasione di incontro, confronto e discussione fra diverse voci, di differenti paesi, di un Africa al femminile, per aprire una finestra su una realtà di genere spesso profondamente diversa, e costruire ponti tra luoghi e culture differenti».
 Dopo un breve intervento di introduzione e di saluto del sindaco, la parlamentare Laura Froner, la giornalista del Trentino, Milena Di Camillo, ha introdotto l’argomento, soffermandosi sul ruolo subalterno della donna a livello planetario, ma soprattutto evidente nei paesi più poveri, mettendo nel contempo in evidenza la necessità della globalizzazione ed il pericolo concreto di trasformarla in un nuovo tipo di colonizzazione. Sono poi intervenute le relatrici, portando l’uditorio a riflettere su di una quotidianità diversa dalla nostra, ma ugualmente coinvolgente. Sarah Bengo, insegnante e mediatrice culturale, ha parlato delle condizioni della donna africana e delle enormi difficoltà cui si trova a dover far fronte, costretta a lavorare in famiglia e nei campi, e perennemente alle prese con le guerre, l’Aids e mille altre difficoltà. «Lavorare in ufficio o in città è un sogno irraggiungibile: possiamo solo pensare alla sopravvivenza ed al sogno grande di avere cibo a sufficienza per tutti». Valentine Nganga, insegnante del Kenia, ha parlato a tutto campo di educazione, ricordando che «se istruisci un bambino, istruisci un uomo; ma se istruisci una bambina, istruisci un’intera famiglia». Ha inoltre evidenziato l’estrema difficoltà per accrescere la propria cultura. «I bambini sono costretti a lavorare, a trovare e trasportare l’acqua e ad aiutare nei campi: per lo studio non c’è tempo. La frequenza delle scuole, anche superiori, è discretamente aumentata, anche fra le ragazze, ma la preparazione non è poi sufficiente a trovare un lavoro». (s.b.)