30 aprile 2006 —
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sezione: Attualità
B
enzina a metà prezzo? Diamoci da fare. Siamo venuti a sapere di unazione comune per esercitare il nostro potere di automobilisti e consumatori nei confronti delle compagnie petrolifere. Possiamo far abbassare il prezzo della benzina ai colossi del petrolio, senza dover rinunciare ad acquistare benzina! Quindi anche tu sei conviolto: anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici. Eunidea geniale! Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro. Possiamo far abbassare il prezzo solo se ci muoviamo insieme, in modo intelligente e solidale. Ecco come. Posto che lidea di non comprare la benzina un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi, si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno), cè un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti. La parola dordine è: colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli. I petrolieri e lOPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia tra 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro é circa la metà. I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende. Bisogna usare il potere che abbiamo. La proposta è che, da qui alla fine dellanno, non si compri più benzina delle due più grosse compagnie, SHELL e ESSO, che peraltro ormai formano ununica compagnia. Se non venderanno più benzina, saranno obbligate a calare i prezzi. Se queste due compagnie calano i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi. Per farcela, però dobbiamo essere milioni di clienti che si concentrano nel rifiutare due compagnie specifiche, in tutto il mondo. Questo messaggio, proveniente dalla Francia, è stato inviato, allinizio, ad una trentina di persone; ciascuna di queste, aderendo a sua volta, lo ha trasmesso a diciamo una decina di amici, per cui in pochi giorni si è arrivati a trecento, poi a tremila. Proseguendo i numeri si moltiplicano. Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla... settima generazione, avremo raggiunto e informato trenta milioni di consumatori! Inviate dunque questo messaggio a dieci persone, chiedendo loro di fare altrettanto. Se tutti sono abbastanza veloci nellagire, potremmo sensibilizzare circa 300 milioni di persone in poche settimane. Non cè nulla da perdere e molto da guadagnare. Coraggio, diamoci da fare!
Mauro Pericolo Questo messaggio singolare è arrivato sulla e-mail di molti trentini, lettori e cittadini. A prima vista sembra una piccola velleità no global, ma non lo è. Nasce da tre riflessioni serie. Non a caso viene dalla Francia. La prima ragione è che mentre i paesi produttori aumentano il prezzo del petrolio per cause dovute soprattutto alla dissennata politica estera americana (guerra in Iraq, indebitamento verso la Cina, così da renderla sempre più agguerrita concorrente industriale e strategica) aumenta sì il prezzo della benzina per gli automobilisti (oltre 1,30 Euro ormai) ma aumenta anche il profitto delle compagnie petrolifere che la benzina rincarata vendono. LEni, ad esempio, che non è certo una delle grandi sorelle come Shell ed Esso, non ha mai avuto bilanci così floridi, nonostante il prezzo della benzina sia gravato da tasse al consumo rilevanti. Come la mettiamo? La seconda ragione è che il mercato che gli economisti agitano come un feticcio, è in realtà a senso unico. Serve solo ad aumentare i prezzi, mai ad abbassarli, se non per finta, le monetine - gli sconti - gettati ai miserabili. I cittadini possono orientare i consumi, i prezzi? Sì, purché continuino a spingerli allinsù. Chi non ricorda quando venne decisa la liberalizzazione del prezzo della benzina? Seguendo le oscillazioni del mercato - si diceva - il consumatore ne sarà avvantaggiato. Quando? I prezzi sono sempre saliti, lautomobilista si è svenato, i pescecani (si chiamano così, fin dalla prima guerra mondiale, quanti si arricchiscono su chi si impoverisce) ci hanno guadagnato. Forse il Festival dellEconomia spiegherà perché bisogna radunarsi in piazza per gioire di tutto ciò.
La terza ragione sta nel fatto che i consumatori, motori del mercato, un segno forte, ad un certo punto, devono pur darlo, uscendo dalla tragicommedia degli sconti sulla pizza in cui si sono impantanati. Sconti come noccioline gettate alle scimmiette in gabbia. E invece, come a fine Ottocento la classe operaia, impoverita dalla rivoluzione industriale, seppe costruire un sindacato per difendersi e rivendicare dignità, così oggi, nella società orientata ai consumi (e non più alla produzione) i consumatori- cittadini devono poter prendere in mano le fila del mercato, non per ottenere sconti fasulli, ma per condizionarlo. Dovrebbe diventare compito primario del sindacato, non di qualche associazione volontaristica, entrare in questa battaglia. Si tratta di non disperdersi, di non cadere nella trappola umiliante delle offerte speciali (che vergogna) ma di insegnare a uno perché gli altri imparino. E la lezione non violenta del Sessantotto. La Shell, che fa quella pubblicità ipocrita e ambientalmente fasulla su TIME, perché non dirle che ha stancato, che non ne possiamo più dei suoi trafori semrpe più lucorsi nelle ultime oasi ambientali e non la mettiamo più nel serbatoio? Limportante - come dice questa lettera, che richiama alle vecchie, ma sempre valide, catene di SantAntonio - è concentrare la mira su un pescecane alla volta, non disperderla velleitariamente. Uno alla volta, con determinazione, come gli Orazi e Curiazi. Uno alla volta si affrontano gli avversari. Forse, ancora una volta, lispirazione dellantica Roma riuscirà a salvarci.