15 novembre 2005 —
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sezione:
Cronaca
TRENTO. Arrivano anche in Trentino le prime prenotazioni di Ru-486, la pillola abortiva, che non essendo disponibile in Italia si può solo acquistare allestero, seguendo le procedure previste da una legge del 1997. Una donna, laltra mattina, ne ha fatto esplicita richiesta allAzienda sanitaria parlandone con la propria ginecologa. Il medico lha girata al primario di ostetricia e ginecologia dellospedale Santa Chiara Emilio Arisi, che se ne sta occupando. In Trentino è la prima richiesta di interruzione farmacologica di gravidanza, dopo il via libera della giunta provinciale.
Lattesa fumata bianca, nel senso di attivare anche in Trentino questo nuovo strumento di interruzione volontaria della gravidanza considerato più sicuro e meno traumatico dellaborto chirurgico, non cè stata. Se nè discusso per settimane. Si è rischiata anche la crisi di giunta provinciale, con il presidente Dellai che ha bacchettato la sua vice Cogo, per poi rimangiarsi la parola e dare via infine via libera alla pillola abortiva. Ma il tormentone politico non è servito, evidentemente, a spianare la strada, alla nuova pratica clinica di interruzione volontaria della gravidanza che sta facendo discutere la gente in Trentino, come nel resto dItalia. Risultato? La piccola pattuglia di medici abortisti, sei in totale, cinque dei quali a Trento ed uno a Rovereto, capeggiati dal primario di ostetricia e ginecologia Emilio Arisi, sta prendendo tempo nellattesa di definire procedure «certe e chiare, prima di partire in modo continuativo». Alla donna che ha chiesto di interrompere la gravidanza, pensando che fosse già disponibile la pillola abortiva Ru-486 il primario Arisi ha fatto subito sapere che per il momento non se ne fa nulla, se non si chiariscono alcuni aspetti importanti, soprattutto di carattere normativo, che in questi giorni hanno ripreso a bollire nella «pentola» che anima il dibattito etico e politico, di questo nostro paese.
Dopo la ricognizione fatta laltra settimana dalla giunta provinciale sembrava pacifico che la legge del 1997, sullimportazione dei farmaci non registrati in Italia, fosse la «porta dingresso», legale per praticare in Trentino linterruzione volontaria di gravidanza con la pillola «Ru-486». In realtà, questo passaggio, che lospedale toscano di Pontedera, sta praticando da alcuni giorni tra la sollevazione generale e soprattutto di coloro che sono sempre stati contrari allinterruzione volontaria di gravidanza, non sembra generalizzabile. «Prima di firmare una ricetta che contiene la richiesta della pillola Ru -486 bisogna che ci chiariamo in quali casi prevederla, cioè come alternativa pura e semplice allinterruzione volontaria di gravidanza oppure in alcuni casi selezionati, quando lopzione chirurgica è controindicata nellintento di salvaguardare la salute della donna o sussistono motivazioni tali da far ritenere la pillola Ru - 486 di gran lunga preferibile a qualsiasi altro metodo abortivo».
Limpressione è che la pillola abortiva «batta il passo» sullonda di un ripensamento generale non del tutto ingiustificato per alcuni, addirittura provocatorio per altri. Secondo la dottoressa Paola Maccani, che prima di essere direttore del distretto sanitario di Trento, è stata responsabile del servizio farmaceutico dellAzienda sanitaria, se i ginecologici ospedalieri vogliono ordinare la pillola Ru-486 possono farlo tranquillamente, secondo le procedure dalla legge del 1997. Ma il presidente del comitato etico, Fernando Janeselli, ha suggerito che meglio sarebbe avviare uno «studio caso controllo, di tipo prospettico», che consentirebbe di monitorare questo tipo esperienza col risultato di far girare utili informazioni (quante donne), ma anche sulle motivazioni che ne sono allorigine è che attualmente sono sconosciuti.