TRENTO. Il giorno che è rimasta incinta il suo uomo lha messa alla porta con un inequivocabile «vattene». Quando lei, mortificata, è tornata alla carica chiedendo un ripensamento, lavrebbe pure picchiata. Adesso che la bambina di Santa (è il nome della donna, 31 anni, originaria di Santo Domingo) è nata grazie esclusivamente alla sua ostinazione e affrontando difficoltà di ogni tipo, un destino crudele sembra accanirsi su di lei al punto da toglierle la gioia della maternità. La bambina, solo 11 mesi, infatti, è già stata dichiarata idonea dal Tribunale per essere data in adozione ad unaltra famiglia, contro la volontà della mamma.
Disperata per laccaduto e per le conseguenze che si profilano della perdita della bambina e del probabile rimpatrio, Santa ha deciso lo stesso di chiedere la solidarietà del Trentino, nonostante il parere contrario che le è stato dato appena lei ha incominciato a far trapelare la volontà che si sarebbe rivolta al Trentino: «In questi anni ho fatto la fame, ho subito umiliazioni di tutti i tipi - racconta Santa - compreso labbandono del padre della bambina che aveva promesso di aiutarmi quando sarebbe nata e che invece mi ha buttato fuori di casa, ma non mi sono mai arresa e ho sempre lavorato per sostenermi. Adesso però non possono togliermi la bambina. Se non la volevo avrei abortito. Mai io questa figlia la voglio perché è mia figlia». Santa è una donna disperata. Le è sorto anche il sospetto che ladozione sia uno «scivolo naturale» per le sfortunate che passano per la Casa di accoglienza Padre Angelo, di via Bolognini.
Il racconto di Santa è straziante. Dal 12 di giugno, cioè da quando il tribunale dei minori di Trento ha deciso di portarle via la bambina, nellambito della procedura di adottabilità, avviata quando la giovane mamma di Santo Domingo ancora era ospite della Casa di Accoglienza Padre Angelo, per affidarla al centro per linfanzia di Trento, la sua vita è diventata insopportabile. Santa è calata di peso, ormai è pelle ed ossa. Può vedere la bambina, che adesso ha 11 mesi, soltanto unora in settimana dalle 10 alle 11, né può fermarsi a pranzo con lei per darle la pappa. Dopo tre settimane passate senza la figlia il timore di Santa è che la bambina non la riconosca più, che subisca un gravissimo trauma, che pian piano si spenga. «Adesso è sempre malata e non mangia più come prima».
Riflettendo sui mesi trascorsi nella Casa di Accoglienza Padre Angelo, dove ha passato gli ultimi due mesi di gravidanza ed i primi mesi di vita della bambina, Santa è arrivata ad una conclusione che adesso langoscia molto e che le ha fatto crollare il mondo addosso. «La direttrice mi muoveva delle critiche assurde e non vere, facendomi capire che io non era adatta a fare la mamma. Solo adesso capisco che quella era il segnale, che le sorti della mia bambina erano già decise e che io ingenuamente non potevo cogliere, perché sottovalutavo il ruolo che il centro svolge a Trento nel mettere a disposizione delle coppie senza bambini i figli delle straniere e delle donne italiane più sfortunate. La verità - dice ancora Santa - è che entri nel centro Padre Angelo con un problema che pensi sia enorme ed insuperabile (la gravidanza) e ne esci con un problema molto più grosso e devastante (la perdita del tuo bambino).
La giovane mamma di Santa Domingo ha già espresso al tribunale dei minori la propria opposizione alla procedura di adozione della sua bambina. Ma la sua volontà è valsa poco: la bambina le è stata sottratta ed intanto affidata al centro per linfanzia. Adesso Santa, nonostante sia molto debole, è intenzionata ad ingaggiare una disperata battaglia legale: «Mia madre si è ipotecata la casa di Santo Domingo per spedirmi i soldi necessari a pagare lavvocato». Il suo obiettivo è riuscire a tutti i costi a riprendersi la bambina: «Voglio starle vicino. Se non posso farlo qui almeno che mi facciano ripartire con lei a Santo Domingo».